Ethereum registra un nuovo calo della supply sugli exchange mentre il prezzo resta sotto pressione vicino ai minimi del 2026. Il mercato osserva se la riduzione dell’offerta liquida basti a fermare il downtrend in corso.
Meno ETH disponibili per la vendita
La dinamica più osservata riguarda la quantità di ETH custodita sugli exchange centralizzati. Negli ultimi mesi le riserve hanno continuato a ridursi, toccando livelli che diverse analisi descrivono come i più bassi degli ultimi anni. In un caso recente, circa 31,6 milioni di dollari in Ethereum sono usciti dagli exchange in una sola giornata, accelerando una tendenza già in atto.
Il dato non va letto in modo automatico come segnale rialzista immediato. Quando la disponibilità di token pronti alla vendita scende, la pressione di offerta si alleggerisce, ma il prezzo può comunque restare debole se la domanda non riparte con decisione. Punto chiave.

Il prezzo combatte ancora il downtrend
Sul piano grafico, Ethereum resta vicino ai minimi del 2026, in una fascia compresa tra 1.900 e 1.950 dollari secondo le analisi di mercato disponibili. Il livello di 2.000 dollari viene indicato come soglia decisiva per capire la prossima direzione, mentre per i compratori il primo obiettivo tecnico resta il recupero di 2.150 dollari.
Se questo livello venisse riconquistato, il mercato potrebbe provare a spingersi verso 2.400 dollari. Se invece il supporto a 1.900 dollari dovesse cedere, il quadro si complicherebbe ancora… e il trend ribassista resterebbe dominante nel breve periodo.
Dove finiscono i token ritirati
La contrazione delle riserve sugli exchange viene collegata soprattutto a tre destinazioni: wallet di lungo periodo, attività di staking e maggiore utilizzo dell’ecosistema layer-2. In parallelo, analisti e piattaforme on-chain hanno segnalato che la supply disponibile su exchange è scesa da 12,31 milioni di ETH a 8,15 milioni in sei mesi, a conferma di un drenaggio costante della liquidità immediatamente negoziabile.
Ciò che colpisce, guardando il caso dall’Italia, è il divario tra lettura tecnica e percezione retail. Chi segue il mercato italiano sa che molti investitori osservano soprattutto il prezzo spot su exchange e molto meno i dati di supply, staking o self-custody. Non è un dettaglio secondario: se ETH resta sotto i 2.000 dollari, il calo dell’offerta liquida rischia di passare in secondo piano agli occhi del pubblico retail, anche se on-chain il quadro appare più costruttivo.
Ethereum deve difendere l’area 1.900-2.000 dollari e tentare il ritorno sopra 2.150 dollari per interrompere il downtrend. Intanto la supply sugli exchange continua a ridursi, segnalando minore disponibilità di token per la vendita immediata.
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