In Italia sono circa 2,8 milioni le persone che possiedono crypto-asset nel 2025, pari al 7% della popolazione connessa tra i 18 e i 75 anni. Un dato che racconta un mercato in movimento – non sempre in crescita – con profili d’investitore, abitudini e vulnerabilità molto specifici del contesto italiano.
Quanti italiani hanno criptovalute: i numeri ufficiali
Dipende da chi conta, e come.
L’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano, in collaborazione con BVA Doxa, ha stimato che nel 2025 i possessori di crypto-asset in Italia siano circa 2,8 milioni, pari al 7% della popolazione internet tra i 18 e i 75 anni. La ricerca – presentata al convegno di gennaio 2026 – si basa su survey dichiarativa: gli intervistati riferiscono di possedere o aver posseduto criptovalute, indipendentemente da dove le detengono.
L’OAM, l’Organismo Agenti e Mediatori che gestisce il registro degli operatori abilitati in Italia, fotografa invece solo chi detiene asset su exchange registrati sul territorio nazionale. Secondo i dati del terzo trimestre 2025, gli italiani censiti tramite questo canale erano circa 1,8 milioni, con un controvalore totale di 3,1 miliardi di euro.
I due numeri non si contraddicono. Misurano popolazioni diverse: la prima include chi usa piattaforme estere – Coinbase, Kraken, Bybit – o gestisce direttamente i propri wallet, la seconda fotografa solo il mercato regolamentato domestico. Chi vuole capire davvero la dimensione del fenomeno deve tenerle entrambe presenti.

Chi sono davvero: profilo dell’holder italiano
L’immagine del trader ossessionato dai grafici non regge all’analisi dei dati.
L’OAM ha rilevato che tra il 2022 e il 2025 le donne investitrici in crypto sono aumentate in modo consistente, avvicinando progressivamente la distribuzione di genere. La fascia d’età dominante resta quella tra i 25 e i 44 anni, ma cresce la quota di possessori over 45 – un segnale che l’asset class ha smesso di essere esclusivamente giovanile.
Un dato colpisce più degli altri: il 65% dei possessori italiani ha allocato nelle criptovalute al massimo il 10% del proprio portafoglio complessivo, secondo la ricerca BVA Doxa/Polimi del 2024. Solo il 15% supera un’allocazione del 30%. Non stiamo parlando di scommettitori estremi, ma di investitori che usano le crypto come componente marginale – speculativa, certo, ma contenuta.
Quanto investono: portafogli piccoli e prudenza diffusa
I numeri sono inequivocabili. L’85% dei possessori italiani detiene meno di 5.000 euro di controvalore in crypto. Il 57% non supera i 1.000 euro. Dati Polimi/BVA Doxa 2024, confermati dall’analisi OAM sui flussi trimestrali.
Il dato del 57% sotto i 1.000 euro merita una riflessione – non è scontatamente negativo. Molti di questi piccoli holder stanno accumulando in DCA su Bitcoin o Ethereum, spesso tramite PAC mensili da 50-100 euro offerti da piattaforme italiane come Young Platform o Conio. Non dichiarano grandi volumi, ma sono l’ossatura del mercato retail italiano.
Il controvalore medio per cliente su exchange OAM si attestava attorno a 1.700 euro nel terzo trimestre 2025 – un numero basso rispetto alla media europea, ma coerente con la struttura dei portafogli descritta sopra.

Il calo del 2025: cosa dicono i dati OAM
Il 2025 non è stato un anno di crescita lineare per il mercato italiano.
Nel secondo trimestre 2025, l’OAM ha registrato un calo del 20% nel numero dei possessori su exchange italiani, scesi a 1,4 milioni rispetto a 1,7 milioni del trimestre precedente. Il controvalore complessivo è diminuito del 22%, a 1,9 miliardi di euro. Nello stesso periodo, anche il numero di VASP iscritti al registro è sceso dell’1%, da 140 a 138 operatori.
Le cause sono molteplici. La volatilità del mercato globale ha certamente pesato. Ma – ed è la lettura della redazione Cryptonews.it – non va trascurato l’effetto normativo: l’aumento dell’aliquota al 26% senza franchigia per il 2025, poi ulteriormente elevata al 33% per il 2026, ha disincentivato una parte degli investitori più piccoli, quelli con portafogli sotto i 1.000 euro per i quali il peso fiscale relativo è più percepibile. Chi seguiva il mercato italiano in quel periodo sa che il dibattito sulla tassazione ha dominato le discussioni nelle community.
Nel terzo trimestre 2025 si è registrata una parziale ripresa: i clienti censiti sono risaliti a 1,8 milioni, segnale che il calo estivo non ha avuto carattere strutturale.
Il confronto europeo: perché l’Italia è indietro
Il 7% italiano è lontano dagli altri grandi mercati europei. Dati Osservatorio Polimi 2026:
| Paese | % possessori | Milioni di persone |
|---|---|---|
| Regno Unito | 27% | ~12 milioni |
| Spagna | 14% | ~4,9 milioni |
| Germania | 11% | ~6,4 milioni |
| Francia | 9% | ~3,7 milioni |
| Italia | 7% | ~2,8 milioni |
Le ragioni del gap sono strutturali. L’Italia ha tra le più alte percentuali europee di risparmio tenuto in liquidità o in strumenti tradizionali – BTP, fondi obbligazionari, conti deposito. La cultura finanziaria retail è storicamente avversa al rischio percepito, e le criptovalute continuano a essere associate – non sempre a torto – ad alta volatilità e difficoltà dichiarativa.
A questo si aggiunge un dato che Chainalysis ha confermato nel suo Global Crypto Adoption Index 2025: l’Italia rimane sotto i 100 miliardi di dollari di valore crypto totale ricevuto nel periodo luglio 2024 – giugno 2025, distanziata da Germania e Francia che superano i 200 miliardi.

Il 2026 e la DAC8: cosa cambia per chi ha crypto
Dal 1° gennaio 2026 la direttiva europea DAC8 – recepita in Italia con il D.Lgs. 194/2025 – ha introdotto un cambio strutturale: tutti i Crypto-Asset Service Provider (CASP) autorizzati nell’Unione Europea devono raccogliere e trasmettere automaticamente all’Agenzia delle Entrate i dati fiscali dei clienti residenti in Italia. La prima trasmissione è prevista entro il 31 gennaio 2027, relativa all’anno fiscale 2026.
Attenzione: DAC8 non crea nuovi obblighi dichiarativi. L’obbligo di compilare il Quadro RW e dichiarare le plusvalenze esiste già dal 2023. Quello che cambia è la capacità di controllo – da verifiche a campione si passa a un incrocio automatico e sistematico tra dichiarazioni e dati degli operatori.
⚠️ Nota redazionale: le modalità operative della trasmissione DAC8 sono in fase di definizione tecnica. Verifica gli aggiornamenti ufficiali su Agenzia delle Entrate e OAM.
Chi vuole ancora investire: la domanda potenziale
Il mercato potenziale italiano è più ampio di quello attuale.
Secondo l’Osservatorio Polimi 2026, l’11% dei consumatori italiani dichiara interesse ad acquistare crypto in futuro. Il dato si ridimensiona rispetto al 20% del 2023 e al 17% del 2024 – a riprova che l’entusiasmo del ciclo bull non si è trasformato automaticamente in adozione. C’è anche una quota dell’11% che ha posseduto crypto in passato e ha poi liquidato.
Il Corriere della Sera aveva stimato a gennaio 2026 circa 4 milioni di italiani interessati all’acquisto futuro – una cifra che incorpora anche persone non ancora entrate nel mercato. Se anche solo la metà di questi converte l’interesse in acquisto effettivo, il mercato italiano potrebbe raddoppiare nei prossimi tre anni.
Ciò che colpisce, guardando questo quadro dall’Italia, è la distanza tra la percezione pubblica e la realtà statistica. Il dibattito mediatico oscilla tra entusiasmo e allarme, ma i dati restituiscono un mercato molto più sobrio: milioni di persone con poche centinaia di euro investiti, un livello di conoscenza ancora basso, una pressione fiscale crescente che scoraggia i portafogli più piccoli. Non è un mercato di speculatori: è un mercato di risparmiatori cauti che stanno ancora capendo cosa stanno comprando.
📅 Ultimo aggiornamento: Maggio 2026 – Redazione Cryptonews.it
Questa guida viene revisionata periodicamente per riflettere le ultime variazioni normative e di mercato. Se noti informazioni non aggiornate, scrivi a redazione@cryptonews.it.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria, fiscale o legale.
Domande frequenti sugli italiani e le criptovalute
Quanti italiani possiedono criptovalute nel 2026?
Secondo l’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano, nel 2025 erano circa 2,8 milioni, pari al 7% della popolazione italiana connessa tra i 18 e i 75 anni. I dati OAM riferiti ai soli exchange italiani registrano 1,8 milioni di clienti nel Q3 2025. Le due cifre non sono in contraddizione: misurano popolazioni diverse.
Quanto investono in media gli italiani in criptovalute?
L’85% dei possessori italiani detiene meno di 5.000 euro di crypto, e il 57% non supera i 1.000 euro (BVA Doxa/Polimi 2024). Il controvalore medio su exchange OAM si attestava attorno ai 1.700 euro per cliente nel Q3 2025. Si tratta di un mercato prevalentemente retail e di piccolo taglio.
L’Italia è in linea con gli altri paesi europei per uso delle crypto?
No. Con il 7% di possessori, l’Italia è sotto la media dei principali partner europei: Spagna al 14%, Germania all’11%, Francia al 9%, Regno Unito al 27% (Polimi 2026). Le ragioni includono cultura finanziaria tradizionalmente conservatrice e una normativa fiscale più onerosa rispetto ad altri paesi UE.
Il numero di italiani con crypto è cresciuto o calato nel 2025?
Il quadro è oscillante. Da 3,6 milioni nel 2023 si è scesi a 2,7 milioni nel 2024 secondo Polimi. I dati OAM mostrano un calo del 20% nel Q2 2025 (da 1,7 a 1,4 milioni), seguito da una ripresa nel Q3 2025 a 1,8 milioni. Il trend di lungo periodo è di consolidamento, non di crescita accelerata.
Cosa cambia con la DAC8 per chi ha crypto in Italia?
Dal 1° gennaio 2026 la direttiva DAC8 (D.Lgs. 194/2025) obbliga gli exchange europei a trasmettere automaticamente all’Agenzia delle Entrate i dati fiscali dei clienti italiani. Non introduce nuovi obblighi dichiarativi – già esistenti dal 2023 – ma aumenta la capacità di controllo del fisco. La prima trasmissione è prevista entro il 31 gennaio 2027.
Quanti italiani vogliono comprare crypto in futuro?
L’11% dei consumatori italiani dichiara interesse all’acquisto futuro di crypto-asset, secondo l’Osservatorio Polimi 2026. Il Corriere della Sera ha stimato circa 4 milioni di italiani potenzialmente interessati. Si tratta di una quota in calo rispetto al 20% del 2023, riflettendo un raffreddamento dell’entusiasmo speculativo.



