La Banca Centrale Europea ha formalmente sostenuto la proposta della Commissione Europea di sottrarre agli Stati membri la supervisione sulle principali società crypto e accentrarla nelle mani dell’Autorità Europea degli Strumenti Finanziari e dei Mercati (ESMA). Un’opinione pubblicata venerdì scorso che, pur non avendo valore vincolante, rafforza in modo significativo una riforma che si preannuncia come la più profonda revisione della regolamentazione crypto in Europa dalla nascita del regolamento MiCA.
La BCE: “Passo ambizioso verso l’integrazione dei mercati”
Nel documento ufficiale, la BCE definisce le proposte della Commissione un “passo ambizioso verso una più profonda integrazione dei mercati dei capitali e della vigilanza finanziaria all’interno dell’Unione”. L’istituto di Francoforte si esprime a favore del trasferimento all’ESMA dei poteri di autorizzazione, monitoraggio e applicazione delle norme nei confronti di tutti i Crypto-Asset Service Providers (CASP) di rilevanza sistemica transfrontaliera — ovvero le grandi piattaforme di trading e le principali società del settore.
L’obiettivo dichiarato è triplice: garantire la convergenza della vigilanza, ridurre la frammentazione normativa e mitigare i rischi transfrontalieri nei mercati degli asset digitali, “a sostegno della stabilità finanziaria e dell’integrità del mercato unico”.
Il nodo delle licenze “di comodo” sotto MiCA
Come funziona oggi il sistema
L’attuale impianto del regolamento MiCA, entrato in vigore per i CASP nel dicembre 2024, consente alle società crypto di scegliere liberamente in quale Stato membro ottenere la licenza per operare nell’intera Unione Europea. Il meccanismo ha prodotto una concentrazione delle registrazioni nelle giurisdizioni percepite come più accomodanti.
Kraken ha stabilito la propria sede europea in Irlanda; Coinbase e Bitstamp hanno optato per il Lussemburgo; Bitpanda ha scelto l’Austria, mentre il suo ramo di asset management europeo ha preferito la Germania. Questa dinamica — nota come regulatory shopping — è esattamente ciò che la proposta di accentramento mira a eliminare.
Malta si oppone: “È prematuro”
Non tutti gli Stati membri accolgono favorevolmente la riforma. Malta, uno degli hub di licenze MiCA più frequentati, ha già manifestato contrarietà, definendo il piano “prematuro” e sottolineando che le norme MiCA per i CASP sono operative da soli pochi mesi. La posizione maltese non è isolata: diversi paesi temono di perdere sia il controllo regolatorio sia i benefici economici derivanti dall’attrazione di operatori crypto sul proprio territorio.
La BCE avverte: il rischio sistemico migra verso le banche
Un passaggio rilevante dell’opinione BCE riguarda l’intreccio crescente tra banche tradizionali e società crypto. L’istituto osserva che gli istituti di credito stanno progressivamente collegandosi al settore degli asset digitali — sia offrendo servizi crypto alla clientela, sia prestando servizi alle società del settore — e avverte che questo processo potrebbe trasmettere “shock al sistema finanziario”.
Da qui la necessità, secondo la BCE, di un “regime di vigilanza centralizzato a livello europeo per i CASP, capace di affrontare i rischi sistemici” e di “prevenire la migrazione del rischio nel sistema bancario”. La banca centrale ha tuttavia precisato che, per assumere efficacemente questo ruolo, l’ESMA dovrà ricevere finanziamenti e personale adeguati.
Iter legislativo ancora lungo
La proposta è attualmente lontana dall’approvazione definitiva. Prima che il Parlamento Europeo possa legiferare in via definitiva, i governi degli Stati membri e le istituzioni comunitarie dovranno avviare e concludere negoziati che, secondo le stime attuali, richiedono ancora diversi mesi. L’opposizione di Malta e di altri paesi rende l’esito tutt’altro che scontato.

















