Il 14 maggio 2026 il Senate Banking Committee ha approvato il CLARITY Act con 15 voti a 9**, aprendo la strada al primo quadro normativo strutturale per il mercato crypto negli Stati Uniti. Un solo democratico ha votato a favore. Il testo manca ancora dell’etica provision richiesta dall’opposizione.**
Il voto del 14 maggio
Il Senate Banking Committee ha avanzato il CLARITY Act con una votazione di 15 a 9, sostanzialmente lungo le linee di partito. L’unica eccezione democratica è arrivata dal senatore dell’Arizona Ruben Gallego, che si è unito ai repubblicani a favore del provvedimento. Il presidente del comitato, Tim Scott (R-SC), guida il testo da mesi dopo una serie di rinvii: il markup era già stato bloccato due volte, a gennaio 2026 per pressioni dell’industria e a gennaio 2025 per mancanza di accordo bipartisan.
La sessione non è stata priva di attriti. I senatori democratici hanno presentato una serie di emendamenti per affrontare i conflitti di interesse dei funzionari pubblici con asset crypto, incluso esplicitamente il presidente Trump, e per rafforzare le misure contro i cattivi attori del settore. Scott ha respinto o dichiarato improcedibili tutti gli emendamenti.
Cosa prevede il CLARITY Act
Il testo stabilisce un quadro di riferimento per determinare quando un asset digitale è una commodity sotto giurisdizione CFTC e quando è invece un titolo sotto la SEC. Tutela i sviluppatori DeFi con protezioni legali specifiche e codifica un compromesso contestato sullo yield delle stablecoin, frutto di un accordo tra i senatori Thom Tillis e Angela Alsobrooks.
Il disegno di legge aveva già superato la Camera dei Rappresentanti nella versione autunnale. Ora deve riconciliare la versione del Banking Committee con quella dell’Agriculture Committee, approvata il 29 gennaio 2026 con un voto di 12 a 11 anch’esso lungo linee di partito, prima di approdare al voto dell’Aula.
La domanda che ci poniamo, guardando questa vicenda dall’Italia, è diretta: se il CLARITY Act diventasse legge, cambierebbe il quadro competitivo per gli exchange europei e per gli operatori italiani iscritti all’OAM. Una chiarezza regolatoria americana sulle crypto-commodities spingerebbe capitali istituzionali verso prodotti USA, accelerando la pressione su Bruxelles affinché MiCA venga integrato con norme equivalenti su DeFi e mercato secondario. Il segnale è già visibile: Binance e Coinbase hanno entrambe rafforzato le strutture europee in previsione di questo scenario.
L’ostacolo che resta
Il punto che può bloccare tutto è la ethics provision. Kirsten Gillibrand ha avvertito che i democratici non voteranno sì in Aula senza una norma sui conflitti di interesse che copra il presidente, il vicepresidente e i parlamentari. La clausola è fuori dalla giurisdizione del Banking Committee, quindi dovrà essere inserita nella fase successiva di riconciliazione.
Tim Scott ha risposto che la questione spetta all’Ethics Committee. Il nodo non è tecnico: è politico, ed è il più difficile da sciogliere prima del voto finale.
Il prossimo passaggio formale è la riconciliazione tra la versione Banking Committee e quella Agriculture Committee. Poi servirà il tempo d’Aula, prima del recesso estivo del Congresso. L’agenda è stretta e l’etica provision resta il discrimine per qualsiasi sostegno democratico.
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