Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha sanzionato nove individui ed entità accusate di sostenere le reti di approvvigionamento militare iraniane. L’azione rientra nella campagna Economic Fury e fa seguito al sequestro di circa 1 miliardo di dollari in criptovalute.
Le sanzioni OFAC contro la rete Iran-Cina
L’Office of Foreign Assets Control (OFAC) ha designato nove soggetti tra individui e società, accusati di aver facilitato l’acquisto di armamenti per il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e per il Ministero della Difesa iraniano (MODAFL). Le misure sono state adottate sulla base dei decreti presidenziali Executive Order 13382, che colpisce i proliferatori di armi di distruzione di massa, e Executive Order 13902, che riguarda le persone operanti nel settore finanziario iraniano.
Scott Bessent, Segretario al Tesoro, ha dichiarato che il dipartimento sta lavorando «to disrupt foreign procurement networks that support Iran’s military». Il riferimento operativo riguarda reti con base in Cina e Hong Kong, indicate come snodi di intermediazione per fondi e materiali a uso militare.
Chi è stato colpito dalle misure
Tra i soggetti designati c’è il cittadino cinese Liu Boyu, collegato a Mustad Limited, società registrata a Hong Kong già sanzionata da OFAC il 8 maggio 2026. Treasury ha descritto Mustad come intermediario nei pagamenti connessi all’approvvigionamento dell’IRGC.
Nella stessa tornata sono stati sanzionati Wang Hongyi, Xu Lichun e la Mustad Shanghai International Trade Co Ltd, interamente controllata da Mustad. Anche Domus Trading HK Limited, con sede a Hong Kong, è stata inclusa perché accusata di operare all’interno della rete bancaria clandestina iraniana.
Il cittadino iraniano Manuchehr Golchin, residente in Cina, è stato designato come facilitatore per gli acquisti di difesa di MODAFL dalla Cina. Stessa sorte per il cittadino cinese Meng Shaopei, amministratore delegato e unico proprietario di Solos International Limited (Hong Kong), e per la collegata Shangshun Hong Kong Ltd. In parallelo, il Dipartimento di Stato ha sanzionato altri due soggetti e due entità con base in Iran e Bielorussia.
Il miliardo di crypto e la campagna Economic Fury
Il punto più rilevante per il settore digitale riguarda i sequestri. Bessent aveva già comunicato di aver «grabbed the wallets» legati all’Iran, per un totale di circa 1 miliardo di dollari in criptovalute. La campagna Economic Fury punta a tagliare l’accesso di Teheran ai canali bancari esteri, alle reti di evasione delle sanzioni petrolifere, alle catene di approvvigionamento bellico e, appunto, all’infrastruttura di asset digitali.
Treasury ha anche lanciato un avvertimento specifico sullo Stretto di Hormuz: pagamenti per il transito, servizi marittimi o pedaggi potrebbero generare esposizione sanzionatoria, indipendentemente dal mezzo usato, che si tratti di valuta fiat, criptovalute, servizi in natura o compensazioni informali.
A nostro avviso, la vicenda interessa il mercato europeo per almeno due ragioni. La prima è tecnica: le sanzioni secondarie previste da OFAC colpiscono anche istituti finanziari stranieri che facilitino transazioni con i soggetti designati, il che include exchange e custodian europei registrati sotto MiCA. La seconda è sistemica: il sequestro di un miliardo in crypto da parte del Tesoro USA conferma che i wallet non sono anonimati impermeabili, e gli investitori retail italiani che si affidano a piattaforme registrate all’OAM operano in un contesto di compliance che viene monitorato anche dalle autorità americane.
Tutte le proprietà e gli interessi dei soggetti designati presenti negli Stati Uniti o controllati da persone statunitensi sono bloccati e devono essere segnalati a OFAC. Le entità detenute per oltre il 50% da soggetti sanzionati sono automaticamente incluse nelle misure. Soggetti stranieri che facilitano transazioni per gli individui designati potrebbero essere esposti a sanzioni secondarie.


