La Commissione Servizi Finanziari della Camera statunitense ha approvato con voto 28 a 21 l’American Reserve Modernization Act, la legge H.R. 8957 che istituirebbe una Riserva Strategica di Bitcoin all’interno del Dipartimento del Tesoro. Il testo dovrà ancora superare Camera piena, Senato e firma presidenziale.
Il voto in commissione e i contenuti del testo
Il voto del 16 settembre rappresenta il primo passaggio legislativo formale per una proposta che finora esisteva soltanto tramite ordine esecutivo del presidente Donald Trump. La legge, introdotta dal deputato repubblicano Nick Begich dell’Alaska con il sostegno del democratico Jared Golden del Maine, unico cosponsor dell’opposizione, prevede la creazione di due strutture distinte nel Tesoro: la Riserva Strategica di Bitcoin e uno separato Digital Asset Stockpile per asset digitali diversi dal Bitcoin acquisiti tramite confisca penale o civile.
Il testo approvato include un emendamento sostitutivo presentato dal deputato Bryan Steil del Wisconsin, adottato per voto orale prima dell’approvazione finale. La commissione ha invece respinto con voto 21 a 28 un emendamento separato proposto dalla deputata Maxine Waters, capogruppo democratica di minoranza.
Secondo diverse fonti disponibili, il Bitcoin detenuto nella riserva federale dovrebbe restare bloccato per almeno 20 anni, con vendite consentite soltanto per finalità legate alla riduzione del debito nazionale, stimato in circa 39.000 miliardi di dollari. Il provvedimento richiederebbe inoltre report periodici di proof-of-reserve per verificare le quantità effettivamente detenute dal governo.
Cosa succede dopo l’approvazione in commissione
L’approvazione della commissione non equivale all’entrata in vigore della legge. Il testo dovrà essere votato dalla Camera nella sua interezza, poi approvato dal Senato in forma identica, e infine firmato dal presidente prima di produrre effetti giuridici. Nessuno di questi passaggi risulta ancora completato.
I membri della Camera lasceranno Washington dopo il 17 settembre fino al periodo successivo alle elezioni di novembre, rendendo improbabile un voto sul pavimento della Camera nel breve termine, anche a fronte dell’approvazione in commissione. Il calendario legislativo, insomma, resta un ostacolo concreto quanto il contenuto della norma stessa.
Il contesto politico appare rilevante quanto quello tecnico. Il testo ha attirato 23 co-sponsor, di cui 22 repubblicani e un solo democratico, Golden, che peraltro non fa parte della Commissione Servizi Finanziari. Questo lascia il fronte democratico della commissione privo di un cosponsor formale al momento del voto, mentre sei co-sponsor repubblicani siedono effettivamente nel panel.
Il significato per il settore crypto
Il voto arriva appena un giorno dopo il fallimento del CLARITY Act al Senato, in un contesto già segnato da forte volatilità sui mercati crypto. La coincidenza temporale rende il passaggio parlamentare di mercoledì un segnale ulteriore di quanto la regolamentazione degli asset digitali resti un terreno frammentato negli Stati Uniti, tra iniziative che avanzano e altre che si arenano.
Per gli osservatori internazionali, il caso mostra come anche negli Stati Uniti, spesso percepiti come più rapidi sul fronte crypto, i tempi legislativi restino scanditi da procedure articolate e da un calendario politico che non sempre coincide con l’urgenza percepita dal mercato.

