I mercati dei derivati prezzano un nuovo rialzo dei tassi della Banca Centrale Europea a settembre, spinto dal rincaro dell’energia. Per Bitcoin e le crypto si apre una fase di maggiore volatilità.
Cosa ha deciso la BCE a luglio
Durante la riunione di luglio, la Banca Centrale Europea ha mantenuto invariato il tasso sui depositi al 2,25%, dopo il rialzo di 25 punti base deciso a giugno, il primo in tre anni. La pausa doveva servire alla presidente Christine Lagarde e al Governing Council per raccogliere ulteriori dati su salari e inflazione dei servizi. I mercati OIS scontano ora una probabilità implicita dell’84% di un nuovo rialzo di 25 punti base a settembre, che porterebbe il tasso sui depositi tra 2,46% e 2,50%.
Il rincaro energetico dietro la stretta monetaria
A ribaltare le previsioni di raffreddamento dell’inflazione è stato uno shock energetico legato alle tensioni in Medio Oriente. Gli attacchi alle rotte commerciali nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz hanno costretto le compagnie di trasporto a deviare le navi lungo il Capo di Buona Speranza, facendo salire il petrolio Brent verso i 98-100 dollari al barile.
Contemporaneamente, il gas naturale europeo ha toccato i massimi da tre anni, complice l’ondata di caldo estivo che ha messo sotto pressione le reti elettriche del Sud Europa. Secondo le stime interne della BCE, se le tensioni in Medio Oriente dovessero proseguire durante l’inverno, l’inflazione headline nell’Eurozona potrebbe risalire fino a un intervallo tra 3,5% e 4,4%.

Perché la stretta BCE pesa sulle crypto
Come spesso accade quando la Banca Centrale Europea stringe i cordoni della borsa, chi vive di capitali speculativi finisce per sentirne il peso prima degli altri. L’aumento dei tassi riduce la liquidità M2 globale e rende più attraente il rendimento sicuro dei titoli di stato, con il Bund tedesco a dieci anni salito oltre il 3,19%. Questo meccanismo spinge parte degli investitori istituzionali a spostare capitali dagli asset più rischiosi, incluse le criptovalute, verso strumenti a reddito fisso.
Anche il rendimento delle stablecoin come USDT e USDC diventa meno competitivo quando i tassi tradizionali salgono verso il 3,5%-5%, riducendo la liquidità disponibile nella finanza decentralizzata.
Bitcoin tra rischio a breve e rifugio di lungo periodo
Nel breve termine, i sistemi di trading algoritmico tendono a trattare Bitcoin come un asset ad alto rischio, vendendolo insieme alle azioni tecnologiche quando la BCE alza i tassi. Sul lungo periodo, però, l’offerta fissa di 21 milioni di unità continua a rappresentare per alcuni investitori un argine contro l’erosione del potere d’acquisto causata dall’inflazione energetica.



