Michael Saylor, fondatore di Strategy, ha chiesto a MSCI di ritirare una proposta di esclusione dagli indici per società con asset operativi sotto il 50% del totale. La lettera, pubblicata il 31 agosto, definisce la regola «discriminatoria, arbitraria e fuorviante».
Cosa propone MSCI e perché Strategy risponde
MSCI ha aperto una consultazione ad agosto per escludere le «società non operative» dagli indici globali. Il test prevede cinque flag: intensità di asset operativi, spese, flusso di cassa, oscillazioni di fair value e dipendenza da finanziamenti esterni. Chi supera quattro flag diventa ineleggibile.
Secondo MSCI, applicando il test all’indice ACWI IMI a maggio 2026, risulterebbero escluse tre società: Strategy con capitalizzazione float-adjusted di 23,93 miliardi di dollari, Yellow Cake (uranio, 1,81 miliardi) e Metaplanet (Giappone, 654 milioni). Altre tre società sarebbero in watchlist: SharpLink (Ethereum), Center Laboratories (Taiwan) e Lydia Holding (Turchia).
Strategy rappresenta circa l’87% della capitalizzazione float-adjusted a rischio tra le sei società. La lettera di Saylor e del CEO Phong Le sostiene che la proposta «riprende il test del 50% di crypto» che MSCI aveva rifiutato a gennaio, e che serve come pretesto per colpire le tesorerie di asset digitali.
Le conseguenze per gli investitori e il mercato
La lettera cita il 10-Q del secondo trimestre, depositato il 3 agosto, che definisce le operazioni di tesoreria Bitcoin come segmento operativo separato. Su questa base, Strategy sostiene di non superare né il flag delle spese né quello del fair value.
JPMorgan aveva stimato a novembre 2025 che l’esclusione MSCI potrebbe generare 2,8 miliardi di dollari di deflussi, con un aumento a 11,6 miliardi se altri provider seguissero. La campagna di Strategy indica che i fondi che seguono gli indici GIMI rappresentano il 3,1% delle azioni base.
Saylor e Le minimizzano l’impatto su Strategy, ma affermano che la proposta «danneggerebbe profondamente» la reputazione di MSCI come provider neutrale. A dicembre, i due dirigenti avevano avvertito che l’esclusione delle tesorerie crypto avrebbe danneggiato la sicurezza nazionale statunitense.


