Strategy ha contestato formalmente la proposta di MSCI che potrebbe escludere la società dagli indici azionari globali. Il provider ha aperto una consultazione il 14 agosto 2026 per definire le «società non operative» inelegibili, con una decisione attesa per il 16 ottobre.
Cosa prevede la proposta MSCI e come funziona
MSCI ha pubblicato un documento di consultazione che introduce un sistema di screening in due fasi per identificare le società non operative. Il primo passaggio verifica se gli asset operativi rappresentano più del 50% del totale degli asset aziendali. Chi supera questo filtro non subisce ulteriori controlli.
Chi non supera il primo test entra in una seconda fase basata su cinque indicatori finanziari: intensità degli asset operativi, intensità delle spese, flusso di cassa operativo negativo, variazioni di fair value non operative e dipendenza da capitale esterno. Se una società non supera quattro su cinque di questi test, diventa inelegibile per l’inclusione negli indici Global Investable Market Indexes.
Per ridurre la rotazione degli indici, MSCI propone che le società già presenti debbano fallire lo screening per due periodi consecutivi prima di essere rimosse. La simulazione su dati di maggio 2026 mostra che Strategy, Metaplanet e Yellow Cake PLC sarebbero escluse dall’indice ACWI IMI.
La risposta di Strategy e la storia del confronto
Strategy ha risposto alla proposta con una dichiarazione netta pubblicata su X il 14 agosto. «Bitcoin non ha bisogno di MSCI. Nemmeno Strategy.», ha affermato la società, aggiungendo che «gli asset digitali sono asset. I provider di indici dovrebbero misurare i mercati, non decidere quali asset le aziende possono possedere».
La società guidata da Michael Saylor ha contestato la proposta sostenendo che si tratta di un criterio arbitrario che penalizza ingiustamente le aziende con grandi posizioni in Bitcoin. Strategy ha definito la propria struttura come un’attività operativa attiva, citando il business del software, la gestione della tesoreria e gli strumenti di credito garantiti da Bitcoin.
Non è la prima volta che MSCI tenta di escludere Strategy dagli indici. Nel dicembre 2025, la società aveva presentato un’obiezione formale a una proposta precedente che prevedeva una soglia del 50% per le società con asset in crypto. MSCI aveva accantonato quella regola specifica a inizio 2026, annunciando un riesame più ampio del concetto di società non operativa.
Le implicazioni per il mercato e gli investitori
Strategy è la più grande società che potrebbe essere esclusa dalla simulazione, con una capitalizzazione di mercato aggiustata per il free float di 23,9 miliardi di dollari. La rimozione dagli indici MSCI potrebbe innescare vendite forzate da parte dei fondi passivi che replicano quei benchmark, con un impatto stimato fino a 2 miliardi di dollari in deflussi.
Da un lato, MSCI propone criteri oggettivi basati su indicatori finanziari tradizionali per distinguere società operative da veicoli d’investimento. Dall’altro, Strategy rivendica il diritto di detenere asset digitali senza subire discriminazioni rispetto ad altre società quotate. Chi segue il mercato italiano sa che la chiarezza regolatoria vale più di qualsiasi rendimento: quando le regole sono ambigue, il mercato tende a punire prima e a capire dopo.
Il caso Strategy pone una domanda che va oltre il singolo titolo: chi decide cosa conta come attività aziendale in un’economia digitale? La risposta di MSCI, se confermata, traccerebbe un confine che il mercato delle criptovalute ha reso sempre più sfumato. Ma anche la risposta di Strategy, pur netta, non risolve il dilemma di fondo: un’azienda che detiene prevalentemente Bitcoin è ancora un’azienda?


