Una nuova ricerca del Cambridge Centre for Alternative Finance rivela che quasi un terzo dei nodi Ethereum opera negli Stati Uniti, mentre il 39% è concentrato nell’Unione Europea. Il dato riapre la questione della decentralizzazione reale della rete.
La distribuzione geografica dei nodi
Il centro di ricerca dell’Università di Cambridge ha pubblicato venerdì uno studio che misura per la prima volta con metodologia empirica la localizzazione dei nodi Ethereum. Circa un terzo dell’attività nodale risulta ospitata negli Stati Uniti. Il resto si concentra soprattutto nell’Unione Europea, esclusa la Gran Bretagna, con una quota del 39%.
«La distribuzione è centrata sull’Occidente senza essere concentrata in un singolo paese», ha dichiarato Alexander Neumuller, research lead del centro, durante The Starting Block, la trasmissione quotidiana di approfondimento crypto. I nodi si concentrano attorno a tre fornitori di hosting: Hetzner, AWS e OVH.

Perché un terzo dei validatori è la soglia critica
Il dato tecnico più rilevante riguarda la resilienza della rete. Ethereum non richiede che metà dei validatori vada offline per generare un’interruzione operativa. Basta che più di un terzo smetta di funzionare contemporaneamente perché i checkpoint interrompano il processo di finalizzazione, ha spiegato Neumuller citando la ricerca.
Il ricercatore ha comunque avvertito che il rapporto tra nodi e validatori non è di uno a uno. Nessuno conosce con precisione quanti validatori operino dietro ciascun nodo.
Hetzner, in particolare, aveva a un certo punto vietato nei propri termini di servizio l’esecuzione di nodi blockchain, condizione che secondo Neumuller potrebbe essere cambiata nel tempo.
Un dettaglio tecnico, non una previsione di rischio imminente.
Il precedente legale della SEC
La concentrazione geografica non è solo un tema tecnico. Nel 2022 la Securities and Exchange Commission ha sostenuto di avere giurisdizione su Ethereum perché la maggior parte dei nodi era ospitata negli Stati Uniti, il che renderebbe le transazioni soggette alla normativa statunitense sui titoli.
Neumuller ha definito la distribuzione attuale «sana», offrendo la propria opinione personale piuttosto che un dato di ricerca, pur segnalandola come elemento da monitorare per la comunità. «Una distribuzione geografica ampia è desiderabile per una rete», ha affermato. Anche la concentrazione dei client software presenta un rischio analogo: un bug in un client dominante potrebbe propagarsi sull’intera rete.
Chi segue il dibattito europeo su MiCA sa che la questione della giurisdizione sulle infrastrutture blockchain resta aperta anche per l’Unione. A nostro avviso, il fatto che il 39% dei nodi Ethereum sia ospitato in territorio UE, esclusa la Gran Bretagna, rende la rete meno esposta a un singolo regime normativo rispetto a quanto sostenuto dalla SEC nel 2022, ma non elimina il tema della concentrazione su pochi provider cloud.
I consumi energetici dopo il Merge
Il report, intitolato «Ethereum After the Merge», rivede la metodologia delle stime precedenti di Cambridge, incorporando dati empirici sulla suddivisione dei nodi tra hosting residenziale e commerciale.
Ethereum consuma oggi circa 7,9 gigawattora annui, l’equivalente di un megawatt di potenza continua, paragonabile al consumo di 2.000 abitazioni nel Regno Unito. Si tratta di un calo del 99,98% rispetto ai livelli pre-Merge. L’uso di energia sostenibile sulla rete supera ora il 56%, contro una media globale del 43%.
Compensare le emissioni annue totali di Ethereum con crediti di rimozione di alta qualità basati su soluzioni naturali costerebbe tra 25.000 e 55.000 sterline, tra 33.500 e 73.800 dollari. Neumuller ha definito questo il dato che lo ha sorpreso di più, paragonandolo al prezzo di un’automobile.
La Ethereum Foundation ha sostenuto economicamente la realizzazione dello studio. Neumuller ha precisato di non aver discusso direttamente con la fondazione dei risultati sulla centralizzazione, definendo la propria lettura dell’enfasi sulla decentralizzazione come un’interpretazione personale delle comunicazioni pubbliche dell’organizzazione.
Il report completo, comprensivo dei dati di distribuzione per client di consenso ed esecuzione, è disponibile sul sito del Cambridge Centre for Alternative Finance.



