CryptoQuant rileva una delle contrazioni più severe della domanda di Bitcoin dal 2019. Gli analisti indicano tra giugno e dicembre la finestra più probabile per la formazione di un minimo strutturale.
La domanda precipita ai minimi del 2026
Il segnale più netto arriva dall’indicatore di domanda apparente di Bitcoin, calcolato da CryptoQuant sulla base dei flussi spot. Secondo i dati pubblicati dalla piattaforma, la domanda è scesa a circa -147.000 BTC, il livello più basso dall’inizio del 2026.
Su un orizzonte a trenta giorni il quadro è ancora più pesante. La contrazione ha raggiunto -650.000 BTC, una delle letture più estreme registrate dalla firma dal 2019. Il mercato non sta guardando a una flessione ordinaria: si tratta di un ritiro strutturato degli acquirenti dal lato spot, senza che la domanda speculativa via futures riesca a compensare.
Il bottom stimato e la finestra temporale
Ki Young Ju, CEO di CryptoQuant, ha spiegato che i bottom richiedono tempo per formarsi e ha indicato come finestra più probabile il periodo compreso tra giugno e dicembre 2026. Stando alle sue dichiarazioni, la struttura attuale del mercato non mostra ancora i segnali di capitolazione che storicamente caratterizzano i minimi di ciclo veri e propri.
La firma ha stimato il bottom «definitivo» del bear market attorno a 55.000 dollari, livello che corrisponde al prezzo realizzato medio dei detentori di lungo periodo e che in passato ha funzionato come supporto strutturale nei cicli precedenti. Con Bitcoin che scambia nell’area dei 63.000 dollari, il margine verso quella soglia rimane ancora superiore al 25%.
Spot debole, futures più attivi: un divario da monitorare
Un elemento che distingue la fase attuale dal crollo del 2022 è la composizione della domanda residua. CryptoQuant ha documentato a partire dall’aprile 2026 una divergenza tra futures, che mostrano ancora attività, e domanda spot, rimasta debole. Questo squilibrio, secondo la firma, rende fragile qualsiasi ripresa nel breve perché non ha basi di acquisto reale a sostenerla.
Gli ETF su Bitcoin, che nel 2025 avevano assorbito circa 46.000 BTC, sono diventati nel 2026 venditori netti, cedendo circa 10.600 BTC, con un deficit di domanda di 56.000 BTC rispetto all’anno precedente. Dati che pesano sul quadro complessivo… più di quanto il mercato retail sembri avere incorporato.
Chi segue il mercato italiano sa che la debolezza della domanda spot si riflette anche nel comportamento degli utenti delle piattaforme italiane registrate all’OAM. A nostro avviso, il ritiro degli investitori retail nella fascia 60.000-70.000 dollari non è un caso isolato: risponde a una logica di risk management in un periodo di incertezza normativa e macroeconomica che il regolamento MiCA da solo non basta a dissipare. La domanda strutturale di Bitcoin dall’Europa, compresa l’Italia, resta condizionata dalla fiducia nel contesto globale, non solo dalla chiarezza regolamentare locale.
CryptoQuant ha indicato giugno-dicembre 2026 come finestra di potenziale formazione del bottom. Il livello di 55.000 dollari rimane il riferimento tecnico stimato, con la domanda spot che continua a segnalare contrazione a livelli storicamente bassi.
Le informazioni hanno scopo puramente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria.


