SpaceX debutta oggi su Nasdaq al prezzo di 135 dollari per azione. Alcune piattaforme crypto hanno ritirato i prodotti tokenizzati legati all’IPO, mentre SPCX registra un’impennata e altri operatori restano attivi.
Il giorno dell’IPO e le piattaforme che si sono tirate indietro
SpaceX entra oggi, 12 giugno 2026, sul Nasdaq con il ticker SPCX al prezzo di 135 dollari per azione. Valutazione complessiva: circa 75 miliardi di dollari. Una delle operazioni più attese dell’anno sui mercati finanziari globali.
Nei giorni immediatamente precedenti il debutto, alcune piattaforme crypto avevano proposto esposizione sintetica o pre-IPO allo stock SpaceX attraverso contratti derivati o token. Una parte di questi prodotti è stata ritirata prima del listing ufficiale, mentre altri sono rimasti disponibili. Il quadro è frammentato.
Il segnale di fondo, però, è chiaro: l’IPO di SpaceX ha trasformato in pochi giorni i token legati all’azienda di Elon Musk in uno dei temi più discussi nell’intersezione tra mercati tradizionali e infrastrutture blockchain.
Come funzionano i prodotti tokenizzati sull’IPO SpaceX
Il mercato si è diviso in due categorie nette.
La prima riguarda i prodotti backed 1:1 da azioni reali. Kraken e Bybit, tramite l’infrastruttura xStocks emessa da Backed Assets (JE) Limited, hanno offerto a utenti non statunitensi in oltre 110 paesi l’accesso al token SPCXx, a copertura integrale con equity fisica custodita presso terze parti regolamentate. Ondo Finance ha lanciato SPCXon come tracker a rendimento totale, anch’esso supportato da custodi regolamentati, disponibile su Ethereum, BNB Chain e Solana.
Backpack Securities in collaborazione con Sunrise ha lanciato SPCX direttamente su Solana, con una caratteristica tecnica specifica: il token è riscattabile per le azioni reali sottostanti, trasferibili poi su un normale conto brokerage. Il flusso funziona in entrambe le direzioni: da azioni a token e da token ad azioni. I titolari possono scegliere dove tenere la propria posizione.
La seconda categoria, molto diversa, è quella dei prodotti sintetici senza copertura reale. Hyperliquid ha offerto un contratto perpetuo sintetico su SPCX dal 18 maggio, costruito tramite il framework HIP-3 della piattaforma decentralizzata. Il token non è coperto da azioni SpaceX, non conferisce diritti azionari, non prevede dividendi. SpaceX non ha rapporti con l’emittente né ha avallato il prodotto. Chi acquista quel derivato sta scommettendo sull’andamento del prezzo, non partecipando all’equity.
Anche Binance, Bitget, OKX e BingX hanno reso disponibili perpetual futures sintetici, che replicano la valutazione implicita dell’azione ma non attribuiscono diritti agli acquirenti.
La distinzione tra le due tipologie è centrale. Eppure nel flusso di notizie dei giorni scorsi i due strumenti sono stati spesso trattati come equivalenti.
Quello che colpisce, guardando questa vicenda dal mercato europeo e italiano, è la velocità con cui le piattaforme crypto hanno occupato uno spazio che i canali tradizionali faticano ad aprire agli investitori retail non accreditati. Un utente europeo, in condizioni ordinarie, non può partecipare a un’IPO americana al prezzo di collocamento. Con i prodotti tokenizzati backed 1:1 come SPCXx su Kraken o Bybit, quella finestra si apre, nei Paesi supportati. Non è la stessa cosa che acquistare azioni su un broker regolamentato, ma segna una tendenza che Consob e le autorità di vigilanza europee osservano con attenzione crescente.
Cosa è successo a chi ha ritirato i prodotti
Bitget Wallet aveva lanciato il 9 giugno una sottoscrizione IPO tokenizzata su Solana tramite xStocks, con ingresso minimo a 10 dollari e nessun requisito di tier account. L’allocazione iniziale da 3 milioni di dollari si è esaurita in 30 minuti, portando all’ampliamento a 13 milioni, anch’essa interamente sottoscritta nella stessa finestra. La distribuzione dei token SPCXx era prevista entro il 12 giugno.
Secondo quanto riportato, alcune piattaforme hanno invece scelto di non procedere con l’offerta o di ritirarla prima che diventasse operativa. Le motivazioni rese pubbliche variano: incertezza regolamentare, vincoli tecnici sul processo di clearing, limitazioni geografiche aggiuntive. In alcuni casi, la decisione è arrivata nelle ore precedenti al listing.
Per gli utenti già iscritti a piattaforme che hanno revocato l’accesso, l’esito è stato il rimborso automatico degli importi prenotati. Nessun danno patrimoniale diretto, ma segnale di un mercato ancora in costruzione.
Le implicazioni per la tokenizzazione degli asset
L’IPO SpaceX rappresenta un banco di prova reale per la tokenizzazione dell’equity privata e pubblica. Tre elementi si confermano con forza.
Primo: la domanda retail per esposizione a titoli ad alta capitalizzazione fuori dagli orari tradizionali è reale, quantificabile. Il 4x oversubscribed in 30 minuti di Bitget Wallet non è un dato marginale.
Secondo: la qualità legale e tecnica dei prodotti varia enormemente. Un token con riscatto 1:1 verso azioni fisiche è strutturalmente diverso da un perpetual sintetico senza sottostante. Presentarli sullo stesso piano genera confusione.
Terzo: la capacità operativa delle piattaforme di gestire un’IPO in tempo reale, con richiesta altissima e scadenze compresse, è ancora irregolare. Chi ha retto ha dimostrato infrastruttura solida. Chi ha ritirato ha evidenziato limiti.
Cosa aspettarsi ora
Il token SPCX di Backpack Securities e Sunrise è attivo su Solana dall’apertura odierna del Nasdaq. Ondo Finance ha reso operativo SPCXon attorno alla stessa data. I token backed 1:1 di Kraken e Bybit sono negoziabili nelle regioni supportate. I perpetual sintetici su Hyperliquid, Binance e altri CEX continuano a trattare indipendentemente dall’orario di borsa.
Le informazioni hanno scopo puramente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria.



