Una petizione depositata sul portale dell’Assemblea Nazionale sudcoreana ha raccolto 58.571 firme chiedendo l’abolizione della tassazione sugli asset virtuali. Il documento è ora formalmente in carico alla commissione parlamentare competente per la deliberazione.
La petizione e il percorso parlamentare
La petizione è stata pubblicata il 13 maggio 2026 sul sistema elettronico dell’Assemblea Nazionale della Corea del Sud. In meno di otto giorni aveva già superato la soglia legale delle 50.000 firme, il numero minimo richiesto dalla legge parlamentare coreana per ottenere il passaggio obbligatorio a una commissione permanente.
Al 20 giugno 2026, i consensi avevano raggiunto quota 58.571. Il documento sarà ora assegnato alla Commissione per la Strategia e le Finanze, che sovrintende al Ministero dell’Economia e Finanza e al National Tax Service. Trenta giorni dopo il referral, la petizione verrà discussa nella prima seduta utile della commissione stessa.
La tassa nel mirino: aliquota e meccanismi contestati
Il testo critica direttamente la struttura prevista dall’Income Tax Act sudcoreano. Dal 1° gennaio 2027, i redditi derivanti dalla cessione o dal prestito di asset virtuali saranno classificati come «altri redditi» e assoggettati a un’aliquota complessiva del 22%, composta da un 20% di imposta sui redditi e un 2% di imposta locale.
La soglia di esenzione è fissata a 2,5 milioni di won, pari a circa 1.800 dollari. I firmatari contestano soprattutto un aspetto tecnico preciso: classificare le crypto come «altri redditi» impedisce il riporto delle perdite negli anni successivi. Una regola che non si applica, per esempio, ai proventi azionari. Disparità di trattamento… difficile da ignorare, per un Paese con milioni di investitori retail in asset digitali.
La tassazione crypto sudcoreana ha subito quattro rinvii consecutivi dal 2022, passando per il 2023, il 2025 e infine il 2027. L’ultimo slittamento fu approvato dal leader del Partito Democratico Park Chan-dae il 1° dicembre 2024.
Chi segue il mercato italiano sa che il dibattito sudcoreano rispecchia, con dinamiche diverse, quello che anche in Italia si è consumato negli ultimi anni. La legge di bilancio 2023 aveva introdotto una capital gain tax del 26% sulle plusvalenze crypto per i residenti italiani, senza deroghe sulla deduzione delle perdite pregresse. L’Italia ha mosso prima della Corea del Sud, ma il nodo della equità fiscale rispetto agli strumenti finanziari tradizionali resta aperto in entrambi i contesti. La domanda che ci poniamo è se l’Assemblea Nazionale coreana avrà il coraggio politico di toccare una legge già rinviata quattro volte.
Un breve riassunto
La petizione con 58.571 firme è ora all’esame della Commissione per la Strategia e le Finanze dell’Assemblea Nazionale sudcoreana. Entro 30 giorni dal referral, il tema dovrà essere portato in seduta. La tassa sugli asset virtuali, se confermata, entrerà in vigore il 1° gennaio 2027.



