Tassazione crypto Italia in crescita al 33%: cosa cambierà

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Umberto Gelmini
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Fondatore e giornalista
Umberto Gelmini è un Crypto researcher e analista di mercato nato nel 1999, fondatore e autore principale di CryptoNews.it, portale Italiano dedicato all'informazione e all'analisi del...
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Dal 1° gennaio 2026 le plusvalenze da criptovalute in Italia salgono al 33%. La Legge di Bilancio 2025 ha fissato la nuova aliquota, eliminando anche la franchigia da 2.000 euro che proteggeva i piccoli investitori.

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L’aumento scatta nel 2026

L’Italia ha alzato l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze da cripto-attività. Dal 26% si passa al 33%, con effetto su tutti i guadagni realizzati a partire dal 1° gennaio 2026.

La misura è contenuta nell’articolo 24 della Legge di Bilancio 2025, approvata in via definitiva a fine dicembre 2024. Non si tratta di una proposta ancora in discussione: la norma è vigente.

Cambia anche la soglia di esenzione. La franchigia da 2.000 euro, che fino al 2024 rendeva non imponibili i guadagni annui sotto quella cifra, è stata soppressa. Ogni plusvalenza realizzata, qualunque sia il suo ammontare, va ora tassata per intero.

Chi paga il 33% e chi no

L’aliquota ordinaria del 33% si applica a BitcoinEthereum, altcoin, NFT e stablecoin ancorate al dollaro come USDT e USDC.

Esiste però un’eccezione. I token di moneta elettronica denominati in euro, conformi al regolamento MiCA, mantengono l’aliquota del 26%. La distinzione segue la classificazione europea degli asset: stablecoin regolamentate in euro da una parte, tutto il resto dall’altra.

Non esistono riduzioni legate alla durata del possesso. Chi detiene Bitcoin da un anno o da cinque paga comunque il 33% sul guadagno netto.

La domanda che ci poniamo, guardando questa vicenda dall’Italia, è se la pressione fiscale al 33% sia compatibile con lo sviluppo di un mercato retail ancora giovane. Piattaforme CEX operano con una base utenti prevalentemente italiana, fatta di investitori al dettaglio con capitali limitati. Togliere la franchigia da 2.000 euro colpisce proprio quella fascia: chi fa piccole operazioni periodiche, non chi detiene grandi patrimoni. Non è un dettaglio secondario: significa che anche una conversione marginale finisce in dichiarazione.

Cripto e ISEE: la novità parallela

Dal 2026 entra in vigore un’ulteriore modifica, meno discussa ma concreta. Le criptovalute detenute dal nucleo familiare devono essere incluse nel calcolo del patrimonio ISEE, indipendentemente dal wallet o dalla piattaforma utilizzata.

L’obiettivo dichiarato è quello di garantire una valutazione più accurata del patrimonio per l’accesso alle prestazioni sociali agevolate. L’effetto pratico riguarda chi utilizza cripto come riserva di valore e al tempo stesso accede a servizi pubblici condizionati all’ISEE.

Cosa succede adesso

Le nuove aliquote si applicano alle plusvalenze realizzate dal 1° gennaio 2026. La dichiarazione dei redditi relativa all’anno fiscale 2026 va presentata nel 2027. Chi ha operato nel 2025 applica ancora l’aliquota del 26%. Le cripto vanno indicate nel quadro RW ai fini del monitoraggio fiscale.

Le informazioni hanno scopo puramente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria.

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Umberto Gelmini è un Crypto researcher e analista di mercato nato nel 1999, fondatore e autore principale di CryptoNews.it, portale Italiano dedicato all'informazione e all'analisi del settore delle criptovalute.Da anni segue in prima persona l'evoluzione dei mercati digitali, con una specializzazione in analisi on-chain, ecosistemi DeFi e tecnologia blockchain. La sua attività di ricerca lo ha portato a monitorare quotidianamente trend di mercato, sviluppi normativi e innovazioni nel panorama crypto globale, con l'obiettivo di tradurre informazioni complesse in contenuti chiari, verificati e utili per il pubblico Italiano.Appassionato di intelligenza artificiale applicata alla finanza decentralizzata e di sviluppo web, integra competenze tecniche e analitiche nella produzione dei contenuti pubblicati su CryptoNews.it.