L’Independent Community Bankers of America (ICBA) ha presentato una causa federale contro l’Office of the Comptroller of the Currency (OCC), contestando il potere dell’autorità bancaria statunitense di concedere licenze fiduciarie nazionali a società legate alle criptovalute. La denuncia punta a far dichiarare illegittimi sia la regola finale dell’OCC sia la lettera interpretativa che da anni definisce il perimetro di queste autorizzazioni.
Cosa contesta la causa depositata a Washington
La denuncia, presentata venerdì 2 ottobre davanti al tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia, chiede l’annullamento della regola finale pubblicata dall’OCC nel marzo 2026 insieme alla Interpretive Letter numero 1176, documento pubblicato dall’agenzia nel 2021. Quella lettera aveva chiarito che una trust bank nazionale non è limitata alle sole attività fiduciarie tradizionali e può svolgere anche operazioni non fiduciarie, se autorizzata separatamente secondo le norme bancarie federali.
La regola di marzo ha ampliato ulteriormente questo perimetro, sostituendo i riferimenti che limitavano le trust bank nazionali alle “attività fiduciarie” con un linguaggio più esteso, tipico delle società fiduciarie anche in assenza di un rapporto fiduciario in senso stretto.
I numeri delle licenze già concesse
Secondo i documenti depositati in tribunale, l’OCC ha approvato o approvato condizionatamente 21 licenze da trust bank, delle quali almeno 13 risultano collegate a società di asset digitali. Tra le aziende che hanno ottenuto questo tipo di autorizzazione figurano Circle, Coinbase e Ripple, oltre a BitGo e Paxos. La causa arriva circa due settimane dopo che l’OCC ha approvato ulteriori licenze simili per Agora National Trust Bank, Catena Trust Bank e Bastion Platforms, e giunge alcuni mesi dopo che la senatrice Elizabeth Warren aveva accusato l’agenzia di concedere illegalmente licenze bancarie a società del comparto digitale.
La posizione dell’ICBA e la replica del settore crypto
Nel comunicato ufficiale che accompagna l’azione legale, la presidente e amministratrice delegata dell’ICBA, Rebeca Romero Rainey, ha dichiarato che i consumatori americani si aspettano ragionevolmente che una banca con licenza federale offra le tutele federali previste, mentre gli asset digitali detenuti presso una società che opera con licenza fiduciaria nazionale non godono di queste stesse garanzie.
Secondo l’associazione, il Congresso non ha mai creato questa licenza come una “porta laterale” per permettere alle società crypto di ottenere la credibilità di una licenza bancaria federale senza rispettare gli obblighi del Community Reinvestment Act, la supervisione consolidata, gli standard di capitale e liquidità e la copertura della Federal Deposit Insurance Corporation.
La reazione del settore non si è fatta attendere. Cody Carbone, amministratore delegato di The Digital Chamber, ha scritto sui social che le banche di comunità sono innovative e pronte a competere, mentre l’ICBA fa lobbying a Washington per bloccare la concorrenza, sottolineando che molte banche locali vorrebbero collaborare con le società di asset digitali, ma la loro stessa associazione di categoria glielo impedisce.
Cosa cambierebbe per le società crypto in caso di sconfitta dell’OCC
Se il tribunale dovesse accogliere le richieste dell’ICBA, i fornitori di infrastrutture crypto, gli emittenti di stablecoin e le piattaforme di custodia che operano con licenze condizionate potrebbero essere costretti a riorganizzare le proprie operazioni federali, rivolgendosi a licenze fiduciarie statali oppure richiedendo licenze bancarie commerciali complete, soggette ai requisiti standard di capitale e assicurazione sui depositi. Va precisato che queste licenze fiduciarie non consentono comunque alle società di accettare depositi o concedere prestiti, una distinzione che le separa dalle banche commerciali tradizionali.
Questa causa racconta bene la tensione crescente tra il sistema bancario tradizionale americano e un settore crypto che cerca legittimità istituzionale attraverso strumenti regolatori nati per tutt’altro scopo, con conseguenze che potrebbero ridisegnare l’accesso delle società digitali al sistema bancario federale.

