Parlando a Roma lo scorso 17 luglio, Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo della BCE, ha collegato la crescita delle stablecoin a un possibile indebolimento della raccolta delle banche commerciali europee. Il messaggio, espresso durante l’assemblea annuale di Federcasse, non descrive certamente una crisi già in atto, quanto piuttosto un rischio che potrebbe materializzarsi se cittadini e imprese iniziassero a usare le stablecoin per il risparmio e i pagamenti quotidiani, e non solo per il trading di criptovalute.
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su un argomento tutt’altro che immediato.
Dove finisce davvero?
Per prima cosa, è utile ricordare che quando un cliente acquista una stablecoin, il denaro non sparisce dal sistema bancario. Piuttosto, si limita a cambiare natura.
Parte dei fondi raccolti dall’emittente può tornare in banca sotto forma di riserve, ma non più come tanti piccoli depositi di famiglie. Diventa invece un unico grande deposito corporate, controllato da un singolo soggetto e potenzialmente ritirabile in blocco e con rapidità in caso di richieste massicce di rimborso. Un paper della BCE pubblicato a marzo 2026 collega questo spostamento verso una raccolta all’ingrosso a costi di finanziamento più elevati e a una possibile riduzione del credito alle imprese, un effetto che resta contenuto finché l’adozione delle stablecoin è limitata, ma che si amplifica se il fenomeno cresce.
Il ruolo limitato del regolamento MiCA
In questo ambito, non possiamo certamente non citare il regolamento europeo MiCA, che impone agli emittenti regolamentati di detenere riserve, requisiti di liquidità e garanzie di rimborso, ma non ricrea la stessa stabilità dei depositi retail.
La BCE individua tre criticità: la concentrazione dei fondi presso pochi istituti, la rapidità con cui un emittente può prelevare le riserve durante una corsa al rimborso, e il disallineamento tra la continuità operativa delle stablecoin e i tempi di regolamento più tradizionali di alcuni asset di riserva.
Il peso del dollaro
C’è poi anche un altro nodo, quello della valuta. Circa il 99% dell’emissione globale di stablecoin è legata al dollaro americano, con USDT e USDC che insieme rappresentano oltre l’80% dell’intero mercato. Una diffusione ampia di questi token in Europa rischierebbe di legare la domanda di liquidità dell’area euro a condizioni monetarie decise altrove, indebolendo la trasmissione della politica monetaria della BCE.
La soluzione sarà un euro digitale senza interessi?
In questo senso, la proposta della BCE potrebbe essere quella di un euro digitale pensato per restare uno strumento di pagamento, e non un conto di risparmio. Quindi, nessun interesse riconosciuto, limiti individuali di possesso e collegamento ai conti correnti per gli importi eccedenti.
Il 14 luglio sono stati selezionati 36 fornitori di servizi di pagamento, tra cui Deutsche Bank, Revolut e Stripe, per una sperimentazione che partirà nel settembre 2027, in vista di una possibile prima emissione nel 2029, subordinata al completamento del quadro legislativo europeo. Vedremo cosa succederà…



