Il governo greco ha rivisto al ribasso la propria proposta di tassazione sulle criptovalute, portando l’aliquota sulle plusvalenze dal 15 al 10 per cento. Il nuovo disegno di legge, confermato mercoledì da fonti del Ministero delle Finanze, resta in consultazione pubblica fino al 22 ottobre, con l’obiettivo dichiarato di arrivare all’approvazione parlamentare nella prima settimana di novembre.
Come cambia l’impianto della tassa
La prima bozza, anticipata da Reuters nel giugno 2026, prevedeva un’aliquota piatta del 15 per cento sulle plusvalenze realizzate dalla vendita o dallo scambio di criptovalute, con una soglia di esenzione fissata ai primi 500 euro di guadagno annuo. Il testo più recente mantiene identica la soglia di esenzione, ma abbassa l’aliquota al 10 per cento, un cambiamento che riduce sensibilmente il carico fiscale rispetto alla versione iniziale.
Il meccanismo di calcolo resta quello classico delle plusvalenze: la base imponibile corrisponde alla differenza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto, dedotte le commissioni di transazione. Lo scambio tra criptovalute diverse, ad esempio la conversione di bitcoin in ether, non genera un evento fiscale immediato: la tassazione viene posticipata al momento in cui l’asset viene effettivamente convertito in euro o altra moneta fiat, oppure utilizzato per l’acquisto di beni e servizi.
Mining, staking e perdite riportabili
La tassa non si applica al mining individuale, ma scatta se l’attività viene svolta da un soggetto registrato come società. I rendimenti da staking, prestito di criptovalute o fornitura di liquidità vengono invece trattati come interessi e tassati al 10 per cento, lo stesso livello previsto per le plusvalenze da compravendita.
Il disegno di legge consente di riportare le perdite su future plusvalenze crypto per un periodo massimo di cinque anni fiscali. È inoltre prevista una finestra di dodici mesi dalla pubblicazione della legge durante la quale i contribuenti potranno dichiarare volontariamente guadagni da transazioni passate senza incorrere in sanzioni o interessi.
L’applicazione retroattiva dal 2025
Il provvedimento è destinato ad applicarsi retroattivamente dal 1° gennaio 2025, un dettaglio che il Ministero delle Finanze aveva già confermato nella prima versione del testo. In pratica, i guadagni realizzati dall’inizio del 2025 dovranno essere dichiarati nelle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2027, anche se la legge entrerà formalmente in vigore solo dopo l’approvazione parlamentare prevista per novembre.
Attualmente la Grecia non dispone di un quadro normativo specifico per la tassazione delle criptovalute, una lacuna che il governo intende colmare proprio con questo intervento legislativo, integrando gli asset digitali nel codice fiscale nazionale secondo lo stesso impianto già applicato ad azioni e altri strumenti finanziari.
FONTE: minfin.gov.gr


