Il CLARITY Act resta bloccato al Senato USA a causa della memecoin di Donald Trump e di una richiesta di indagine SEC. La scadenza del 7 agosto rende questa settimana decisiva per il futuro della legge sulle cripto-attività.
L’indagine SEC richiesta su Trump
Le senatrici Elizabeth Warren e Richard Blumenthal hanno inviato il 4 agosto una lettera al presidente della SEC, Paul Atkins, chiedendo un’indagine formale sul token $TRUMP. La richiesta cita perdite stimate dei investitori per 3,8 miliardi di dollari e profitti per il presidente pari a 636 milioni di dollari.
La lettera sostiene che il memecoin potrebbe configurare uno schema di arricchimento potenzialmente fraudolento, con implicazioni per l’integrità e la stabilità del mercato. La SEC, però, ha già dichiarato che le memecoin restano generalmente fuori dalla propria sfera di competenza, secondo una nota dello staff del febbraio 2025. Un’indagine formale, sotto l’attuale composizione della Commissione, appare quindi improbabile.
Il tempismo pesa più delle parole. La richiesta arriva proprio nella settimana in cui il Senato tenta di salvare il CLARITY Act prima della pausa estiva fissata per venerdì 7 agosto.
Perché il CLARITY Act resta fermo
Il nodo centrale della legge, formalmente H.R. 3633, riguarda una clausola etica. Il testo dovrebbe impedire ai funzionari federali, incluso il presidente, di trarre profitto diretto da progetti crypto durante il mandato.
Sette senatori democratici si sono opposti al linguaggio attuale della clausola, sostenendo che sia costruito per lasciare Trump esente da conseguenze concrete. Al momento, il numero di voti democratici necessari per superare la soglia dei 60 voti e chiudere il filibuster resta a zero.
Documenti pubblicati a fine giugno hanno rivelato che le entità crypto legate a Trump e alla sua famiglia hanno generato 1,4 miliardi di dollari di reddito nel 2025. Un dato che ha rafforzato la posizione dei senatori contrari al testo attuale della clausola etica.
Il countdown legislativo e le quote di Polymarket
Il tempo stringe davvero. Se il Senato attendesse fino al 6 agosto per presentare una mozione di cloture, il primo voto possibile scatterebbe l’8 agosto, lasciando pochissimo margine per il dibattito.
Le quote di Polymarket raccontano un clima di crescente pessimismo. La probabilità implicita di approvazione della legge nel 2026 è scesa a circa il 30%, contro un picco superiore all’80% registrato nei mesi precedenti. Galaxy Research ha piazzato una trade istituzionale da 10 milioni di dollari su un mercato previsionale relativo all’approvazione entro l’anno, rivedendo al ribasso le proprie stime interne fino a circa il 60%.
A nostro avviso, questo scontro racconta qualcosa di utile anche per chi segue il mercato crypto italiano. Negli Stati Uniti la certezza normativa dipende ancora da un singolo nodo politico personale, mentre in Europa il regolamento MiCA ha già fissato regole comuni indipendentemente da chi guida i singoli governi. Chi segue davvero il settore sa che una cornice stabile vale più di qualsiasi promessa legislativa in bilico. Non è un dettaglio secondario: significa che il vantaggio regolamentare europeo, silenzioso com’è, continua a crescere mentre Washington resta impantanata.
Cosa succede se la finestra si chiude
Analisti di Galaxy Research, Beacon Policy Advisors e Stifel hanno indicato che la finestra pre-agosto rappresenta l’ultima occasione realistica per l’approvazione nel 2026. Mancarla significherebbe rinviare l’intera legislazione sulla struttura di mercato digitale alla prossima legislatura.
Dopo la pausa estiva, l’attenzione politica si sposterebbe verso le elezioni di midterm di novembre, rendendo ancora più difficile trovare un compromesso bipartisan su un testo complesso come il CLARITY Act.



