La presidente BCE Christine Lagarde ha avvertito che anche le stablecoin denominate in euro pongono rischi concreti alla stabilità finanziaria e alla trasmissione della politica monetaria nell’area euro.
La posizione di Lagarde
Christine Lagarde ha preso una posizione netta. Le stablecoin in euro, secondo la presidente della Banca Centrale Europea, non sono la risposta al problema della competitività monetaria internazionale. I costi, ha dichiarato, «superano i benefici a breve termine». E soprattutto: «se l’obiettivo è rafforzare l’appeal internazionale dell’euro, le stablecoin non sono uno strumento efficace».
Lagarde ha aggiunto che il compito dell’Europa non è «replicare strumenti sviluppati altrove», rimarcando il percorso verso l’euro digitale come unica risposta istituzionale credibile.
Il working paper BCE di marzo 2026
L’allarme di Lagarde si appoggia su un documento tecnico pubblicato dalla BCE nel marzo 2026. Il working paper descrive un meccanismo preciso: quando cittadini e imprese spostano liquidità dai conti bancari verso stablecoin, le banche perdono una fonte di finanziamento stabile e a basso costo. Per compensare, devono rivolgersi al mercato, a condizioni più onerose. Il risultato diretto è una riduzione del credito disponibile per famiglie e aziende.
Il paper avverte che questo schema indebolisce anche la trasmissione della politica monetaria: se i depositi migrano verso asset esterni al circuito bancario tradizionale, le decisioni sui tassi della BCE perdono parte della loro efficacia. L’effetto, scrivono gli economisti della banca centrale, «rende le conseguenze delle decisioni di policy meno prevedibili». Per approfondire le dinamiche tecniche delle stablecoin, la sezione dedicata della BCE raccoglie tutti i documenti ufficiali sul tema.
Quello che colpisce, guardando questa vicenda dall’Italia, è che il dibattito non è astratto. Un consorzio di 10 banche europee, tra cui UniCredit e Banca Sella, sta lavorando a una stablecoin in euro regolata da MiCA con lancio atteso entro metà 2026. Al tempo stesso, il 99,58% del mercato stablecoin globale resta denominato in dollari, e l’European Systemic Risk Board ha già raccomandato di vietare strutture dove riserve non-UE garantiscono token equivalenti in Europa. La posizione di Lagarde va letta in questo contesto competitivo, non come freno all’innovazione.
La tensione con l’industria bancaria
La presa di posizione di Lagarde crea una frizione visibile con il settore bancario. Le stesse banche che la BCE supervisiona stanno accelerando su prodotti che il vertice dell’istituto considera rischiosi. La risposta dell’industria è che una stablecoin euro regolata da MiCA, con riserve verificabili e liquidità garantita, è diversa dai token dollaro non regolamentati che dominano il mercato.
La questione resta aperta. Il regolamento MiCA fissa requisiti di riserva e trasparenza, ma non risolve il problema strutturale della sostituzione dei depositi che la BCE descrive nel suo working paper.



