Il Dipartimento di Giustizia USA ha incriminato l’11 maggio due uomini per una frode crypto da oltre $13 milioni basata sull’impersonificazione del supporto tecnico. Le vittime sono ancora in fase di identificazione.
Il caso: finto supporto, wallet svuotati
L’11 maggio 2026 il Dipartimento di Giustizia statunitense (DOJ) ha reso pubblica l’incriminazione di Trenton Richard David Johnston, 19 anni, cittadino canadese, e Brandon Michael Tardibone, 28 anni, residente a Miami. Le accuse comprendono cospirazione per frode telematica e cospirazione per riciclaggio di denaro.
Secondo l’atto d’accusa, i due avrebbero impersonato operatori di supporto tecnico di un noto motore di ricerca e di alcune società legate alle criptovalute. Una volta guadagnata la fiducia delle vittime, ottenevano accesso non autorizzato ad account digitali e wallet crypto, trasferendo i fondi a proprio vantaggio. Il DOJ ha dichiarato: «Johnston e altri complici avrebbero impersonato rappresentanti dell’assistenza di un noto motore di ricerca e di società legate alle criptovalute per ottenere l’accesso non autorizzato agli account digitali e ai portafogli di criptovalute delle vittime».
I numeri: $13 milioni e conti ancora aperti
Le perdite stimate superano i $13 milioni. Gli investigatori hanno precisato che il numero totale delle vittime non è ancora definitivo: le identificazioni sono tuttora in corso. Più di $1 milione dei proventi sarebbe stato impiegato in noleggi di veicoli di lusso, gioielli, locali notturni e spese di intrattenimento, un pattern classico di riciclaggio tramite consumo ad alto valore unitario e difficilmente tracciabile.
A Johnston viene contestata anche un’accusa di favoreggiamento: secondo i pubblici ministeri, avrebbe soggiornato in una residenza di lusso nell’area di Miami mentre si trovava illegalmente negli Stati Uniti.
Osservando ciò che è accaduto dall’Italia, è che le tattiche descritte nell’atto d’accusa di Miami sono identiche a quelle già documentate dalla nostra redazione nel caso delle lettere false Ledger recapitate a utenti italiani nelle ultime settimane. L’impersonificazione del supporto tecnico, la richiesta di seed phrase o credenziali di accesso, l’urgenza artificiale: uno schema già avvisato da FBI e Commissione Federale per il Commercio (FTC) prima ancora dell’atto d’accusa. Chi è registrato su piattaforme italiane centralizzate deve sapere che nessun exchange o wallet provider contatta spontaneamente gli utenti per richiedere accesso ai propri account.
Il contesto: FBI e FTC avevano già avvertito
Non si tratta di un caso isolato. FBI e FTC avevano emesso avvisi separati, prima dell’atto d’accusa di Miami, descrivendo schemi analoghi: truffatori che si spacciano per personale di exchange o supporto tecnico, sostengono che gli account siano stati compromessi, richiedono credenziali, codici 2FA, frasi seed o accesso remoto ai dispositivi. I numeri di supporto fraudolenti, avvertivano le agenzie, possono comparire tra gli annunci sponsorizzati dei motori di ricerca. Per verificare la legittimità di un contatto di supporto crypto, la pagina della FTC rappresenta un riferimento diretto e aggiornato.
L’atto di accusa rimane un’accusa. Johnston e Tardibone sono presunti innocenti fino a prova contraria secondo il diritto statunitense.
Il procedimento federale è in corso presso il tribunale di Miami. Il DOJ ha indicato che ulteriori vittime sono ancora in fase di identificazione e che la portata totale delle perdite potrebbe aumentare.



