Un’inchiesta Bloomberg del 12 maggio 2026 rivela che le entità legate alla famiglia Trump hanno incassato circa 660 milioni di dollari netti dai token WLFI di World Liberty Financial, mentre gli investitori retail restano bloccati sull’80% dei propri acquisti con il token a -85% dai massimi.
L’inchiesta Bloomberg: i numeri
L’indagine, condotta con i dati della piattaforma Tokenomist.ai su richiesta di Bloomberg, ricostruisce il quadro completo delle vendite di World Liberty Financial (WLFI). I due round pubblici avevano raccolto oltre 550 milioni di dollari. Dopo la chiusura di quei round, la società ha venduto ulteriori 5,9 miliardi di token a investitori privati accreditati, operazioni mai comunicate pubblicamente alla base degli investitori retail. Il totale complessivo dai token sale e si avvicina a 1,55 miliardi di dollari.
DT Marks DEFI LLC, entità affiliata ai Trump, ha diritto al 75% di tutti i proventi delle vendite WLFI dopo riserve e spese, secondo i documenti di governance del progetto citati da Bloomberg. Le parti Trump detengono direttamente anche 22,5 miliardi di token WLFI. World Liberty ha confermato le vendite private a Bloomberg, descrivendole come transazioni «white glove» con acquirenti privati, senza identificarli né spiegare dove sono andati i proventi.
Il progetto è stato co-fondato da membri delle famiglie Trump e Witkoff. Zach Witkoff ne è l’amministratore delegato. Sia Donald Trump che Steve Witkoff – inviato speciale del presidente in Medio Oriente, erano elencati come co-fondatori emeriti sul sito del progetto, sezione poi rimossa.
Retail bloccato, insider liquidi
La distanza tra le due esperienze è netta. Chi ha partecipato ai round pubblici detiene il 20% dei token acquistati l’80% è ancora soggetto a lock-up senza meccanismi di uscita. Nel frattempo, WLFI ha toccato questa settimana sei centesimi di dollaro: un calo di circa 85% rispetto al massimo storico di 0,46 dollari.
Eswar Prasad, professore alla Cornell University, ha dichiarato a Bloomberg senza mezzi termini che la famiglia Trump sta traendo profitto da un’iniziativa finanziaria con palesi conflitti di interesse, in un modo che impedisce agli altri investitori di partecipare ai guadagni.
Ciò che colpisce, osservando questa vicenda dall’Italia, è la sua rilevanza normativa diretta. Sotto MiCA, un’operazione di questo tipo sarebbe soggetta a obblighi di disclosure che renderebbero le vendite private post-round non comunicabili senza un prospetto aggiornato. La Consob e l’OAM, nel valutare le attività di progetti esteri che raccolgono capitali da retail italiani, hanno già MiCA come quadro di riferimento. WLFI non è stato distribuito in Italia, ma il caso definisce lo standard del rischio a cui sono esposti i retail nelle ICO non regolamentate.
Il fronte legale
Il principale sostenitore esterno del progetto è passato all’attacco. Justin Sun, fondatore di Tron e investitore rilevante in WLFI, ha depositato ad aprile una causa in sede federale a San Francisco accusando il progetto di estorsione e di uno schema illegale per sottrarre i suoi token. I co-fondatori respingono le accuse.
World Liberty ha anche depositato 5 miliardi di token WLFI nel protocollo di lending decentralizzato Dolomite, il cui co-fondatore ricopre un ruolo in World Liberty, ottenendo in cambio circa 75 milioni di dollari in stablecoin. Critici citati da Bloomberg sostengono che la struttura consentirebbe agli insider di monetizzare senza aspettare i periodi di unlock.
Il Congresso americano sta discutendo normative sui conflitti di interesse tra cariche pubbliche e asset crypto. L’esito di quel dibattito legislativo, e quello della causa Sun vs. World Liberty, saranno i due indicatori da seguire nelle prossime settimane.
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