Toncoin è passato da 1,32 dollari il 1° maggio a un massimo intraday di 2,90 dollari il 7 maggio 2026, dopo l’annuncio di Pavel Durov: Telegram sostituirà la TON Foundation come forza guida della rete e diventerà il suo principale validatore entro due o tre settimane.
La mossa di Durov che ha spostato il mercato
La notizia è arrivata direttamente da Pavel Durov, fondatore di Telegram: la società prenderà il posto della TON Foundation come motore primario della blockchain, diventando il suo validatore di maggioranza. Contestualmente, il dominio ton.org è stato aggiornato con la dicitura «controllato da MTONGA». Per i trader, la combinazione dei due segnali ha confermato quello che era già nell’aria da gennaio 2025: TON è, in sostanza, la chain di Telegram.
Non è una novità assoluta. A gennaio 2025, Telegram e TON avevano formalizzato accordi di esclusività strutturali: TON è diventata l’unica infrastruttura blockchain per le Telegram Mini App, TON Connect il wallet standard obbligatorio, e Toncoin l’unica criptovaluta accettata per Stars, Premium, Ads e i pagamenti ai creator.
Il prodotto reale dietro il rally
Il prezzo non si è mosso per via di un’annuncio isolato. Dietro c’è un’architettura costruita mese dopo mese: TON Pay è partito a febbraio 2026, l’accesso istituzionale alle stablecoin è arrivato ad aprile tramite SCRYPT, l’infrastruttura wallet embedded è stata integrata attraverso Dynamic e Fireblocks a fine marzo. Ad aprile, la finalità sub-secondo è andata live su mainnet, portando i tempi di conferma da circa dieci secondi a circa un secondo, con blocchi ogni 400 millisecondi.
I volumi on-chain hanno risposto: secondo DefiLlama, il volume DEX nei sette giorni terminati il 7 maggio ha raggiunto 152,9 milioni di dollari, in crescita del 1.054% settimana su settimana.
La domanda che ci poniamo, guardando questa vicenda dall’Italia, è diretta: quanti degli oltre 40 milioni di utenti italiani stimati su Telegram inizieranno a usare TON Pay senza nemmeno sapere di stare usando una blockchain? MiCA si applica alle stablecoin su TON, ma la supervisione di un’infrastruttura finanziaria integrata in un’app di messaggistica è territorio ancora non mappato dalla Banca d’Italia e dall’OAM.
Tre rischi che il mercato sta ignorando
Il rialzo porta con sé rischi concreti, tutti documentati. Il primo è un unlock di circa 36,58 milioni di TON previsto per il 24 maggio 2026, pari a circa 93,65 milioni di dollari al prezzo corrente, pari all’1,36% del float, in arrivo su un mercato mosso dall’entusiasmo narrativo, non dai fondamentali.
Il secondo riguarda Durov direttamente: una citazione penale russa lo nomina come indagato, mentre prosegue una precedente istruttoria in Francia. Un fondatore con la libertà personale sotto pressione non può garantire la stabilità che il ruolo di validatore centrale richiede.
Il terzo è strutturale: la stessa concentrazione che entusiasma i trader è ciò che storicamente porta il mercato a scontare le chain centralizzate. Se il consenso si sposta verso un «centralization discount», TON potrebbe essere ri-prezzata sui fondamentali attuali, non sulla narrativa Telegram.
L’unlock del 24 maggio e la conferma on-chain del ruolo validatore di Telegram saranno i due catalizzatori più importanti delle prossime settimane. Fino ad allora, il mercato ha comprato un’intenzione dichiarata ma non ancora eseguita.
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