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Tasse criptovalute Italia 2026: guida alla dichiarazione

foto copertina autore cryptonews Umberto
Ultimo aggiornamento: 01/06/2026 13:19
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Umberto Gelmini
foto copertina autore cryptonews Umberto
DiUmberto Gelmini
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Umberto Gelmini è un Crypto researcher e analista di mercato nato nel 1999, fondatore e autore principale di CryptoNews.it, portale Italiano dedicato all'informazione e all'analisi del...
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Pubblicato: 12/04/2026
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Tasse criptovalute Italia: guida alla dichiarazione con monitoraggio fiscale, Quadro RW, Quadro RT, DAC8 e aliquota al 33%

Dal 1° gennaio 2026 il regime fiscale sulle cripto-attività in Italia è cambiato in modo sostanziale. L’aliquota è salita, la franchigia è sparita, il DAC8 è operativo e gli exchange europei trasmettono già i dati dei clienti all’Agenzia delle Entrate. Chi ancora ragiona con le regole del 2023 rischia di calcolare male le imposte dovute – in entrambe le direzioni.

Questa guida ricostruisce il quadro vigente al 10 aprile 2026, dalle basi del monitoraggio fiscale fino alle casistiche più tecniche su staking, NFT e DeFi.


Monitoraggio fiscale e tassazione: due obblighi che non coincidono

Il punto di partenza è una distinzione che molti contribuenti ancora confondono: dichiarare le cripto-attività non equivale automaticamente a pagarci le tasse sopra.

Il monitoraggio fiscale criptovalute è un obbligo di trasparenza patrimoniale. Se possiedi cripto-attività su un exchange estero, su un wallet hardware, su MetaMask – devi segnalarlo allo Stato tramite il Quadro RW criptovalute del Modello Redditi, indipendentemente dal fatto che tu abbia realizzato un singolo euro di guadagno. È la stessa logica che si applica a un conto corrente svizzero o a immobili detenuti all’estero.

La tassazione scatta invece quando realizzi un provento: vendi crypto contro euro, scambi una cripto con un’altra di natura diversa, usi token per acquistare beni. Quel momento genera un evento fiscalmente rilevante che va dichiarato nel Quadro RT e tassato con l’imposta sostitutiva.

Puoi quindi avere l’obbligo di compilare il RW senza versare un centesimo di imposta – ad esempio se hai tenuto 2 ETH in un hardware wallet per tutto il 2025 senza mai muoverli. E puoi avere plusvalenze da dichiarare nel RT senza nulla da segnalare nel quadro RW criptovalute se hai già liquidato tutto prima del 31 dicembre.


Il Quadro RW: monitoraggio, IVAFE e sanzioni

Chi è obbligato e per quali asset

L’obbligo riguarda tutte le persone fisiche fiscalmente residenti in Italia che detengono cripto-attività a qualsiasi titolo e per qualsiasi importo devono rispettare il monitoraggio criptovalute. Non esiste soglia minima: anche 30 euro in un wallet vanno dichiarati. Il riferimento normativo è il D.L. 167/1990, modificato dalla L. 197/2022 (Legge di Bilancio 2023). Il codice tributo da indicare nel Quadro RW per le cripto-attività è il 20.

Exchange italiani, exchange esteri e self-custody

La distinzione rilevante non è geografica ma regolamentare. Gli exchange registrati all’OAM italiano e soggetti agli obblighi di comunicazione verso l’Agenzia delle Entrate effettuano già le segnalazioni per conto dell’utente – l’obbligo di compilazione del RW per quelle posizioni è formalmente escluso, ma la prassi dei commercialisti è di indicarle comunque per trasparenza.

Per i wallet self-custody – Ledger, Trezor, MetaMask e qualsiasi soluzione in cui detieni le chiavi private – il valore da dichiarare è quello al 31 dicembre dell’anno fiscale convertito in euro. Si usa il prezzo medio di mercato dei principali exchange alla data di chiusura dell’anno.

Dal gennaio 2026 è operativo il framework DAC8, la direttiva europea che obbliga tutti gli operatori crypto regolamentati nell’UE a trasmettere automaticamente alle autorità fiscali nazionali i dati di residenza, saldi e transazioni dei clienti. Non si tratta di una minaccia futura: gli exchange stanno già raccogliendo e trasmettendo questi dati. Chi non ha dichiarato posizioni su exchange europei ha una probabilità concreta di ricevere comunicazioni di compliance dall’Agenzia delle Entrate nel corso del 2026.

Tasse criptovalute Italia 2026: guida alla dichiarazione

IVAFE: il 2 per mille sul valore detenuto

Le cripto-attività sono soggette all’Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie detenute all’Estero nella misura del 2 per mille annuo sul valore al 31 dicembre. Si versa contestualmente alla compilazione del Quadro RW.

Esempio pratico: Giulia detiene 1 BTC su un hardware wallet. Al 31 dicembre 2025 il valore è 85.000 euro. IVAFE dovuta: 85.000 × 0,002 = 170 euro.

Sanzioni per omessa compilazione

La Circolare AdE n. 30/E del 2023 fissa le sanzioni per omessa compilazione del Quadro RW tra il 3% e il 15% del valore non dichiarato per attività detenute in Paesi non black list. Su un portafoglio da 50.000 euro significa tra 1.500 e 7.500 euro di sanzione, più IVAFE non versata e interessi. Con il DAC8 operativo, il rischio di incrocio dei dati è reale e immediato.


La tassazione 2026: aliquota al 33%, niente più franchigia

Il quadro normativo vigente

La Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024, art. 1 comma 24) ha disposto due modifiche con decorrenza 1° gennaio 2026: eliminazione della franchigia di 2.000 euro sulle plusvalenze e innalzamento dell’aliquota dal 26% al 33%.

La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 13) ha introdotto un’eccezione: i token di moneta elettronica denominati in euro (EMT, categoria definita dal Regolamento MiCAR UE 2023/1114) restano tassati al 26%. Per questi token – stablecoin in euro conformi MiCAR emesse da operatori regolamentati – la semplice conversione tra euro e token non genera plusvalenza imponibile. USDT e USDC, denominati in dollari, non rientrano in questa eccezione e sono soggetti al 33%.

Attenzione: Al 10 aprile 2026 non risultano ancora emittenti italiani autorizzati MiCAR per EMT in euro pienamente operativi. La norma è vigente ma la sua applicazione pratica è limitata agli EMT emessi da operatori europei regolamentati. Verificare aggiornamenti con un professionista prima di applicare l’aliquota agevolata.

Tasse criptovalute Italia 2026: guida alla dichiarazione

Cosa costituisce evento fiscalmente rilevante

Sono imponibili ai sensi dell’art. 67 comma 1 lettera c-sexies del TUIR:

  • Vendita di cripto contro valuta fiat
  • Scambio tra cripto di natura diversa (BTC contro ETH, token contro stablecoin)
  • Utilizzo di cripto per acquistare beni o servizi
  • Percezione di proventi da staking, lending, liquidity pool

Non costituisce evento imponibile il trasferimento tra wallet propri dello stesso soggetto, purché documentabile. Il prelievo da un exchange verso un wallet personale non genera plusvalenza: è un movimento interno. L’evento fiscale si cristallizza solo al realizzo.

Come si calcola la plusvalenza: metodo e logica

La plusvalenza è la differenza tra corrispettivo di cessione e costo fiscalmente riconosciuto (prezzo di acquisto più commissioni). Il metodo di valorizzazione è il LIFO (Last In First Out) come criterio di default, salvo adozione del costo medio ponderato mantenuto coerentemente nel tempo.

Esempio pratico completo – anno fiscale 2025, aliquota 26%:

Marco acquista ETH in tre tranche: – Febbraio 2025: 2 ETH a 2.200€ cadauno → costo 4.400€ – Maggio 2025: 1 ETH a 2.800€ → costo 2.800€

A novembre 2025 vende 1 ETH a 3.200€.

Con LIFO: si imputa l’acquisto di maggio 2025 (2.800€). Plusvalenza = 3.200€ − 2.800€ = 400€ Nessuna franchigia nel 2025 (eliminata dal 1° gennaio 2025). Imposta sostitutiva al 26%: 104€

Stesso scenario nel 2026 con aliquota 33%: Plusvalenza 400€ × 33% = 132€

La differenza apparentemente piccola in questo esempio diventa rilevante su operazioni di importo significativo: su una plusvalenza di 20.000€ la differenza tra 26% e 33% è 1.400€ in più di imposta.

Leggi anche l’articolo su Quanti italiani usano le criptovalute: i dati reali aggiornati

Il Quadro RT: compilazione pratica

Le plusvalenze imponibili vanno nella Sezione II del Quadro RT del Modello Redditi PF. I campi operativi sono:

  • RT21: corrispettivi totali delle cessioni nell’anno
  • RT22: costo fiscalmente riconosciuto degli asset ceduti
  • RT23: plusvalenza lorda (RT21 meno RT22)
  • RT24: minusvalenze degli anni precedenti compensabili (riportabili fino a 4 anni)
  • RT25: base imponibile netta
  • RT26: imposta sostitutiva dovuta (33% di RT25 per la generalità delle cripto; 26% per EMT in euro)

Le minusvalenze realizzate nell’anno compensano le plusvalenze dello stesso periodo. L’eccedenza si riporta nei quattro anni successivi.

Tasse criptovalute Italia 2026: guida alla dichiarazione

Casistiche complesse

Staking e rendite passive

I reward da staking costituiscono redditi di capitale nel momento in cui vengono accreditati al wallet, non quando vengono venduti. Il valore imponibile è il controvalore in euro al momento della ricezione, tassato al 26% come reddito da capitale (non al 33% che si applica alle plusvalenze da cessione). Questo crea un’asimmetria: il token ricevuto come reward viene poi ceduto con aliquota al 33% sulla eventuale plusvalenza maturata tra la data di ricezione e la data di vendita.

La conseguenza pratica è che chi fa staking deve tenere un registro puntuale di ogni reward ricevuto con data, quantità e valore in euro in quel momento – quei dati diventano il costo di carico per il calcolo futuro della plusvalenza.

Esempio: Federica riceve 0,5 ETH come reward di staking il 15 marzo 2026 quando ETH vale 2.400€. Valore imponibile come reddito di capitale: 1.200€ (tassati al 26% = 312€). Il costo di carico di quegli 0,5 ETH è 1.200€. Se li vende sei mesi dopo a 3.000€, la plusvalenza è 300€, tassata al 33% = 99€.

Airdrop e token ricevuti gratuitamente

In assenza di una circolare AdE dedicata agli airdrop, l’orientamento prevalente distingue due fattispecie. Se l’airdrop richiede un’azione del contribuente (detenere un token, interagire con un protocollo, completare un task), viene trattato come reddito diverso tassabile al momento della ricezione sul valore di mercato. Se è completamente automatico e passivo, il valore di carico è convenzionalmente zero e l’intera futura cessione sarà plusvalenza. In entrambi i casi documentare la data di ricezione e il valore in euro è indispensabile.

Mining

I proventi da mining si biforcano fiscalmente in base alla struttura dell’attività. Se svolta in modo organizzato e continuativo con struttura d’impresa, i token minati sono redditi d’impresa tassati con le aliquote ordinarie IRES/IRPEF e le spese (hardware, energia, hosting) sono deducibili. Se svolta in modo occasionale, i proventi rientrano tra i redditi diversi con tassazione al valore di mercato al momento del mining, ma le spese non sono deducibili. La distinzione tra occasionale e abituale è spesso contestata in sede di accertamento: chi fa mining con più macchine o in pool strutturati difficilmente può sostenere la tesi dell’occasionalità.

NFT: tre regimi fiscali distinti

La tassazione degli NFT richiede di identificare il ruolo del contribuente prima ancora di calcolare qualsiasi imposta.

Investitore che compra e rivende NFT: plusvalenza tassata al 33% nella stessa logica delle altre cripto-attività. Costo di carico è il prezzo pagato in fase di acquisto (incluse le gas fee).

Artista o creatore che conia e vende NFT: il corrispettivo ricevuto è reddito di lavoro autonomo o d’impresa, soggetto alle aliquote progressive IRPEF. Non si applica il 33% dell’imposta sostitutiva. Le royalty percepite sulle rivendite secondarie seguono la stessa logica.

Scambio NFT contro cripto o contro altri NFT: evento fiscalmente rilevante. La questione aperta è se due NFT siano “cripto-attività della stessa natura” – permuta non imponibile – oppure di natura diversa – realizzo imponibile. In assenza di una circolare AdE specifica su questo punto, l’approccio prudenziale è trattare ogni scambio NFT/NFT come potenzialmente imponibile.

Tasse criptovalute Italia 2026: guida alla dichiarazione

ISEE 2026: le criptovalute entrano nel calcolo

La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto l’obbligo di includere le cripto-attività nel calcolo dell’ISEE, equiparandole alle giacenze in valuta estera e alle rimesse in denaro all’estero. Saldo finale e giacenza media dell’anno precedente devono essere indicati nella DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica).

Per chi presenta l’ISEE nel 2026, i dati da elaborare sono quelli relativi all’anno solare 2024. I criteri di valorizzazione (valore al 31 dicembre o giacenza media) saranno definiti da un decreto attuativo del Ministero del Lavoro – verificare la pubblicazione del decreto prima della presentazione della DSU. L’impatto pratico può essere rilevante per chi accede a prestazioni sociali agevolate: un portafoglio crypto di valore significativo aumenta l’ISEE anche in assenza di redditi realizzati.


Sanatoria e ravvedimento operoso

Chi non ha dichiarato le cripto-attività negli anni precedenti ha due strumenti di regolarizzazione.

Ravvedimento operoso per omesso Quadro RW criptovalute

Per gli anni in cui non è stato compilato il Quadro RW, il ravvedimento operoso consente di regolarizzare con sanzioni ridotte. La riduzione dipende dal tempo trascorso:

  • Entro 90 giorni dalla violazione: 1/9 del minimo
  • Entro 1 anno: 1/7 del minimo
  • Entro 2 anni: 1/6 del minimo
  • Oltre 2 anni: 1/5 del minimo

Il ravvedimento si effettua tramite F24 con i codici tributo specifici per le sanzioni da monitoraggio fiscale. Prima di procedere autonomamente è fortemente consigliato un commercialista: un ravvedimento compilato in modo errato non sana la violazione e può generare ulteriori contestazioni.

Il contesto DAC8 rende urgente la regolarizzazione

Con il DAC8 operativo dal gennaio 2026, gli exchange europei trasmettono i dati dei clienti alle autorità fiscali nazionali. Chi ha posizioni non dichiarate su Coinbase, Kraken, Binance.eu o altri operatori regolamentati nell’UE ha una finestra temporale limitata prima che i dati arrivino all’Agenzia delle Entrate tramite scambio automatico. Il ravvedimento volontario ha un costo significativamente inferiore a quello di un accertamento d’ufficio.

Attenzione: La rivalutazione al 14% introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 sul valore al 1° gennaio 2023, e quella successiva al 18% sul valore al 1° gennaio 2025, sono scadute. Non ci sono al momento strumenti di affrancamento attivi. Verificare eventuali nuove aperture con un professionista.


Strumenti per il calcolo e la reportistica

La riconciliazione manuale delle transazioni su più exchange, wallet DeFi e protocolli di staking è nella pratica impossibile per chi ha un volume operativo significativo. I software dedicati automatizzano il calcolo delle plusvalenze con il metodo LIFO, generano i report per anno fiscale e producono i quadri precompilati da consegnare al commercialista.

Koinly – supporta la maggior parte degli exchange internazionali e wallet EVM. Genera report con aliquote italiane aggiornabili manualmente. Piano gratuito limitato, piani a pagamento da circa 49€/anno.

Taxtris – orientato specificamente alla normativa italiana, con output formattato per Quadro RW e RT. Aggiornamento tempestivo alle variazioni normative.

CryptoBooks – interfaccia in italiano, supporto per DeFi e wallet on-chain, report direttamente utilizzabili dal commercialista. Integra centinaia di exchange tramite API e CSV.

Koinly, Taxtris e CryptoBooks non sostituiscono il professionista per le casistiche complesse – staking con grandi volumi, liquidity pool, NFT da artista, mining strutturato – ma riducono drasticamente il tempo di riconciliazione e il margine di errore nella raccolta dei dati.


Ultimo aggiornamento: aprile 2026. La normativa sulle cripto-attività è soggetta a frequenti modifiche legislative e interpretative. Verificare sempre con un dottore commercialista prima di procedere alla dichiarazione.


Disclaimer: questo articolo ha finalità esclusivamente informative e giornalistiche. Non costituisce consulenza fiscale personalizzata né sostituisce il parere di un dottore commercialista. La normativa fiscale sulle cripto-attività è in rapida evoluzione: per la propria situazione specifica rivolgersi sempre a un professionista abilitato.

Domande Frequenti – Tasse Criptovalute Italia 2026

No, non necessariamente. Le tasse sulle plusvalenze scattano nel momento in cui realizzi un guadagno, cioè quando vendi crypto contro euro, dollari o stablecoin non ancorati all’euro. Se tieni le tue criptovalute ferme nel wallet senza mai convertirle, non si genera alcun evento fiscalmente rilevante. Attenzione però: l’obbligo di monitoraggio nel quadro RW rimane comunque attivo.
A partire dal 1° gennaio 2026, l’aliquota sulle plusvalenze da criptovalute è salita al 33%. Per i guadagni realizzati fino al 31 dicembre 2025 si applicava ancora il 26%. Fanno eccezione gli stablecoin ancorati all’euro, che rimangono tassati al 26% anche nel 2026.
No, la soglia di esenzione da 2.000 euro è stata eliminata a partire dall’anno fiscale 2025. Qualsiasi plusvalenza realizzata nel 2025 e nel 2026 è tassabile, indipendentemente dall’importo. Prima del 2025, i guadagni sotto quella soglia erano esenti.
Le criptovalute vanno dichiarate in due sezioni del Modello Redditi PF: nel Quadro RW per il monitoraggio fiscale, indicando il controvalore in euro al 31 dicembre dell’anno di riferimento, e nel Quadro RT per le plusvalenze realizzate durante l’anno. In alternativa, i lavoratori dipendenti possono usare il Modello 730, ma solo per alcune tipologie di reddito crypto.
Gli scambi tra due criptovalute diverse (ad esempio Bitcoin contro Ethereum) non generano tassazione diretta sulle plusvalenze, mentre le conversioni verso stablecoin o valuta fiat sì. È comunque fondamentale tenere traccia di tutte le transazioni, perché il valore di carico iniziale influisce sul calcolo delle plusvalenze future.
Sì. L’imposta di bollo sulle criptovalute, pari al 2 per mille del valore del portafoglio, è dovuta indipendentemente dal fatto che tu abbia realizzato guadagni o perdite. Viene calcolata sul valore delle detenzioni al 31 dicembre e va versata anche se non hai effettuato nessuna operazione durante l’anno.
Le scadenze dipendono dal modello utilizzato: Modello 730 entro il 30 settembre, Modello Redditi PF (con quadri RW e RT) entro il 15 ottobre. È consigliabile raccogliere per tempo tutti i report delle transazioni dagli exchange o dai wallet, poiché recuperarli dopo può essere complicato.
Omettere la dichiarazione delle crypto espone a sanzioni sia per il mancato monitoraggio fiscale (quadro RW) sia per le imposte non versate. Le sanzioni per omessa compilazione del quadro RW possono andare dal 3% al 15% del valore non dichiarato, con percentuali più alte per attività detenute in Paesi a fiscalità privilegiata. Il ravvedimento operoso permette di regolarizzare la posizione con riduzioni sulle sanzioni.
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Umberto Gelmini è un Crypto researcher e analista di mercato nato nel 1999, fondatore e autore principale di CryptoNews.it, portale Italiano dedicato all'informazione e all'analisi del settore delle criptovalute.Da anni segue in prima persona l'evoluzione dei mercati digitali, con una specializzazione in analisi on-chain, ecosistemi DeFi e tecnologia blockchain. La sua attività di ricerca lo ha portato a monitorare quotidianamente trend di mercato, sviluppi normativi e innovazioni nel panorama crypto globale, con l'obiettivo di tradurre informazioni complesse in contenuti chiari, verificati e utili per il pubblico Italiano.Appassionato di intelligenza artificiale applicata alla finanza decentralizzata e di sviluppo web, integra competenze tecniche e analitiche nella produzione dei contenuti pubblicati su CryptoNews.it.
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