Le tre maggiori banche giapponesi hanno deciso di collaborare per una stablecoin ancorata allo yen, con l’obiettivo di avviare transazioni commerciali entro l’anno fiscale 2026, che in Giappone termina a marzo 2027.
Il progetto comune delle banche giapponesi
MUFG Bank, Mizuho Bank e Sumitomo Mitsui Banking Corporation hanno firmato un memorandum d’intesa il 10 giugno 2026. L’accordo prevede la creazione di un consiglio volontario incaricato di definire governance, struttura operativa e infrastruttura tecnica della nuova stablecoin.
Il punto centrale è semplice. Le tre banche vogliono emettere un solo asset digitale collegato allo yen, invece di sviluppare soluzioni separate. La formula scelta, secondo quanto riportato, passa da una struttura fiduciaria con le banche nel ruolo di joint settlors e una trust bank autorizzata come trustee.
Come dovrebbe funzionare l’emissione
L’obiettivo dichiarato è avviare transazioni commerciali reali entro l’anno fiscale 2026. Non si parla quindi solo di test o proof of concept, ma di utilizzo concreto in ambito pagamenti.
Il progetto si inserisce nel quadro del Payment Innovation Project della FSA giapponese, l’autorità di vigilanza finanziaria. Arriva dopo una fase pilota avviata a fine 2025 per verificare la compatibilità legale di una co-emissione tra più istituti. Un passaggio tecnico, certo, ma anche politico… perché segnala che Tokyo vuole costruire infrastrutture domestiche prima che le stablecoin in dollari consolidino un vantaggio ancora più ampio.
Perché la mossa conta anche fuori dal Giappone
Il mercato globale delle stablecoin resta dominato dagli asset denominati in dollari, che rappresentano tra l’84% e il 90% di un comparto da oltre 300 miliardi di dollari. La scelta delle tre megabanche giapponesi prova a riequilibrare quel baricentro almeno sul fronte dei pagamenti locali e corporate.
Non è solo una questione valutaria. Un’iniziativa congiunta tra i tre principali gruppi bancari del Giappone riduce la frammentazione e aumenta la credibilità dell’emissione. Massa critica.
Quello che colpisce, guardando questa vicenda dall’Italia, è il contrasto con il quadro europeo. Nell’Unione europea il regolamento MiCA ha aperto una strada normativa più chiara, ma il mercato retail italiano resta ancora dominato da stablecoin in dollari usate soprattutto per trading e liquidità su exchange. Non è un dettaglio secondario: significa che il Giappone sta provando a portare la stablecoin dentro i pagamenti bancari tradizionali, mentre in Italia il tema resta legato soprattutto all’operatività crypto.
I futuri sviluppi
Le tre banche giapponesi lavoreranno alla cornice operativa e tecnica della stablecoin comune. L’obiettivo indicato resta l’avvio di transazioni commerciali entro marzo 2027.
Le informazioni hanno scopo puramente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria.



