Goldman Sachs porta il fondo FTIXX nella finanza crypto

Laura Lombardi giornalista cryptonews.it
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Laura Lombardi è giornalista economico-finanziaria e laureata in Scienze Economiche Aziendali. Si occupa di economia, finanza e mercati, con particolare attenzione all'evoluzione dei digital assets, della...
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Goldman Sachs ha reso accessibile alle società istituzionali del settore digitale uno dei propri principali fondi in titoli di Stato americani, senza però trasformarlo in un prodotto basato su blockchain.

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Il fondo FTIXX, che gestisce circa 100 miliardi di dollari, arriva ora sulla rete di regolamento Lynq, aprendo un canale di distribuzione pensato specificamente per le imprese che operano nel mondo degli asset digitali.

Come funziona la nuova distribuzione del fondo

FTIXX resta un fondo tradizionale in tutto e per tutto: nessuna tokenizzazione, nessuna nuova infrastruttura blockchain costruita da zero. È Lynq a fare il lavoro di collegamento, inserendo il fondo nel flusso operativo che le società crypto già utilizzano per muovere denaro tra le proprie operazioni. Le transazioni passano attraverso tZERO Securities, broker-dealer registrato presso la SEC, e rappresentano il primo prodotto esterno mai offerto sulla piattaforma Lynq, che fino a questo momento contava un solo strumento di investimento disponibile.

Per aderire, le società devono avere un rapporto diretto con tZERO Securities e superare i controlli di onboarding e di eligibilità richiesti. Lynq ha dovuto inoltre modificare parte della propria tecnologia, limitare l’accesso ai clienti statunitensi e integrarsi con Mosaic per rendere possibile l’operazione, secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato della piattaforma, Jerald David, in un’intervista rilasciata a CoinDesk TV.

Una strada diversa da BUIDL e BENJI

L’approccio di Goldman Sachs si distingue da quello scelto da altri grandi nomi di Wall Street che negli ultimi anni hanno puntato sulla tokenizzazione diretta. BlackRock ha costruito BUIDL come fondo nativamente tokenizzato, mentre Franklin Templeton offre quote tokenizzate del proprio fondo monetario tramite BENJI. Goldman Sachs, invece, lascia FTIXX identico a se stesso e affida a Lynq il compito di renderlo accessibile attraverso i canali già familiari alle imprese digitali.

La differenza non è solo tecnica. Significa che la banca non deve sviluppare un prodotto blockchain proprietario per raggiungere le società crypto, ma può contare su un’infrastruttura di terzi che porta uno strumento consolidato di Wall Street dentro flussi di lavoro già rodati.

A chi serve davvero questo prodotto

Per le imprese che utilizzano Lynq, disporre di FTIXX significa avere un posto dove parcheggiare la liquidità tra un’operazione e l’altra, invece di lasciarla inattiva. Il denaro può generare rendimento e tornare disponibile non appena necessario. Secondo David, si tratta di una richiesta arrivata direttamente dai clienti della rete, che include società come B2C2, Wintermute, Galaxy, FalconX, Crypto.com e Fireblocks, tutte realtà che gestiscono abitualmente grandi volumi di denaro tra un’operazione e l’altra.

“Dovevamo dimostrare che c’era una domanda concreta da parte dei clienti”, ha spiegato David, aggiungendo che gli utenti della piattaforma cercavano uno strumento di tesoreria con un profilo di rendimento diverso rispetto a quello già disponibile sulla rete.

Lynq opera su una blockchain privata e a permesso basata su Avalanche, e conta oggi oltre trenta società digitali istituzionali collegate, con più di 89 milioni di dollari in asset gestiti secondo i dati diffusi dall’azienda stessa. Chi ha i soldi fa le regole, si dice da sempre nella finanza, ma qui il copione si ribalta parzialmente: sono le società crypto a chiedere accesso agli strumenti tradizionali, e Wall Street risponde senza nemmeno cambiare la propria cassetta degli attrezzi.

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Laura Lombardi è giornalista economico-finanziaria e laureata in Scienze Economiche Aziendali. Si occupa di economia, finanza e mercati, con particolare attenzione all'evoluzione dei digital assets, della blockchain e delle nuove tecnologie finanziarie. Scrive di macroeconomia, mercati tradizionali, fintech, criptovalute e regolamentazione finanziaria.