Coldcard exploit: 15 attacker stanno colpendo wallet degli utenti

autore cryptonews nicola russo
Articolo scritto e verificato da
Nicola Russo
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Articolo scritto e verificato daNicola Russo
Giornalista
Laureato in Economia con una specializzazione in Financial Forensics and Fraud Investigation. Nel mio percorso professionale mi sono concentrato sull’analisi dei mercati finanziari digitali, sviluppando competenze...
Coldcard exploit con 15 attacker e perdite oltre 130 milioni di dollari

Il caso Coldcard continua a peggiorare: Galaxy Research ha identificato 15 attacker distinti che stanno svuotando wallet BTC vulnerabili, mentre le perdite stimate hanno superato 130 milioni di dollari da 7.300 wallet.

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Un attacco che si allarga

La vicenda legata al firmware vulnerabile di Coldcard non si è fermata alla prima ondata di furti. Secondo Galaxy Research, nella mattinata di martedì sono emersi 15 attacker separati attivi nel drenare BTC dai wallet hardware dei clienti Coldcard. Il numero cresce, e con lui cresce anche la superficie del danno.

Le perdite stimate hanno superato 130 milioni di dollari, con circa 7.300 wallet coinvolti. I ricercatori parlano già di migliaia di vittime potenziali, molte delle quali potrebbero non essersi ancora accorte di essere state colpite. È il genere di danno che lavora in silenzio.

Galaxy Research ha riferito di aver ricevuto segnalazioni da 73 vittime fino a lunedì. Un numero che conferma come il problema sia diffuso e non limitato a pochi casi isolati. Quando il guasto è pubblico, i malintenzionati non dormono mai.

Come funziona la vulnerabilità

Il nodo tecnico resta lo stesso. Il firmware Coldcard ha instradato la generazione delle seed verso il fallback software di MicroPython, quindi verso un generatore pseudo-casuale invece che verso una vera sorgente di casualità. Il risultato, secondo Coinkite, è una seed phrase con entropia più bassa del necessario.

Per i modelli Mk2 e Mk3, l’azienda stima circa 40 bit di entropia, a fronte di un obiettivo di 128 bit. Per modelli successivi, come il Mk4, la stima sale a circa 72 bit, ma resta comunque troppo bassa per resistere a un attacco brute force. La differenza, in questi casi, non è teorica. È tutto.

Il problema è aggravato da un fatto semplice: i public key associati alle chiavi deboli sono su un registro pubblico, accessibile globalmente e senza permessi. Chiunque disponga delle competenze e della potenza di calcolo necessarie può cercare wallet vulnerabili sulla blockchain e tentare la forzatura delle chiavi private.

Le mosse di Coinkite

Coinkite ha ammesso la responsabilità del bug. Il cofondatore Rodolfo Novak ha scritto il 31 luglio: «We take full accountability for the firmware bug and we offer our sincere apologies to those affected». L’azienda ha poi rilasciato hotfix per tutti i modelli e i canali di rilascio coinvolti.

Nonostante gli aggiornamenti, il pericolo non è finito. Coinkite ha avvertito di nuovo che “the threat is still active”. Il messaggio operativo per gli utenti è chiaro: aggiornare il firmware non ripara una seed già generata con il firmware colpito.

A nostro avviso, questa è la parte che molti utenti rischiano di sottovalutare. La sicurezza non si gioca solo sull’ultimo aggiornamento installato, ma sul momento esatto in cui la seed è nata. Come si dice, il diavolo sta nei dettagli, e qui il dettaglio è decisivo.

Cosa devono fare gli utenti

Gli owner di wallet coinvolti devono spostare i BTC in un nuovo ambiente sicuro. Coinkite indica che il trasferimento va fatto dopo aver creato una nuova seed su firmware corretto, perché l’aggiornamento da solo non corregge il passato.

Galaxy Research ha inoltre osservato che i criminali, per ora, stanno trattenendo gran parte dei BTC rubati. Secondo i ricercatori, il 90% delle monete sottratte non si è ancora mosso, e il 100% dei fondi delle Waves 1, 2 e 3 non è stato spostato.

Il quadro è ancora in evoluzione e le forze dell’ordine di diversi Paesi stanno indagando. Per chi è stato colpito, la priorità resta una sola: mettere in sicurezza i fondi e segnalare la perdita alle autorità competenti. Per rimanere aggiornati seguite la categoria notizie crypto del nostro portale.

Cosa non deve sorprendere

Il caso non dimostra che Bitcoin sia stato violato. Dimostra, invece, che una debolezza nel firmware può tradursi in una falla concreta quando la seed nasce con poca entropia. È una lezione dura, ma utile.

Per i lettori italiani il messaggio è netto. La self-custody non è una scorciatoia, è una responsabilità continua. Se il seme è debole, il raccolto è fragile. E nella sicurezza crypto, prima o poi, il conto arriva sempre.

Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria, fiscale o legale. Per maggiori dettagli sulla nostra policy editoriale, leggi il disclaimer completo.
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Laureato in Economia con una specializzazione in Financial Forensics and Fraud Investigation. Nel mio percorso professionale mi sono concentrato sull’analisi dei mercati finanziari digitali, sviluppando competenze nella ricerca, nell’analisi e nell’interpretazione dell’ecosistema delle criptovalute.Mi occupo di crypto research e analisi finanziaria applicata agli asset digitali, con particolare attenzione ai trend di mercato, alla tokenomics, ai protocolli blockchain e alle dinamiche che guidano l’innovazione nel settore. Sono appassionato di DeFi, Web3 e delle tecnologie decentralizzate, ambiti che seguo costantemente attraverso attività di ricerca, studio e approfondimento.