I gruppi criminali irlandesi starebbero trasferendo criptovalute sottratte in caveau privati, nel tentativo di sottrarle alle indagini finanziarie. Il fenomeno, riportato dalle autorità e dalla stampa locale, combina custodia fisica, anonimato percepito e difficoltà di sequestro degli asset digitali.
Caveau privati e criptovalute di provenienza illecita
Le organizzazioni criminali irlandesi avrebbero iniziato a ricorrere a caveau privati per custodire hardware wallet, seed phrase e dispositivi collegati a patrimoni in criptovalute. L’obiettivo sarebbe ridurre l’esposizione dei fondi alle indagini, spostando il controllo degli accessi fuori dai circuiti bancari tradizionali.
Il ricorso a strutture private non rende automaticamente invisibili i fondi. Le blockchain pubbliche mantengono una traccia delle transazioni e gli investigatori possono seguire i movimenti tra indirizzi, soprattutto quando le criptovalute entrano o escono da piattaforme soggette a obblighi antiriciclaggio.
La difficoltà si concentra nella custodia. Un hardware wallet, una frase di recupero o una chiave privata possono consentire l’accesso a fondi senza richiedere il coinvolgimento di una banca. Se tali strumenti sono collocati in un caveau privato, le autorità devono prima individuarli e poi ottenere il controllo effettivo delle credenziali.
Il precedente dei Bitcoin di Clifton Collins
Il caso di Clifton Collins mostra quanto l’accesso alle chiavi possa condizionare un sequestro. Nel marzo 2026, il Criminal Assets Bureau irlandese, con il supporto dell’European Cybercrime Centre di Europol (FONTE: EUROPOL), ha ottenuto l’accesso a un wallet con 500 Bitcoin, stimati a circa 30 milioni di euro al momento del sequestro.
Il wallet faceva parte di un gruppo di 12 portafogli sequestrati nel 2019 nel corso di un’indagine sul traffico e sulla coltivazione di cannabis. Le autorità non potevano inizialmente accedere agli asset perché le credenziali erano state smarrite, secondo la ricostruzione della stampa irlandese.
Nel luglio 2026, il CAB ha recuperato una terza tranche di 500 BTC, portando i Bitcoin recuperati nel caso a 1.500 BTC, per un valore superiore a 92 milioni di dollari ai prezzi indicati nella fonte. Restavano circa 4.500 BTC associati al cluster, ancora non movimentati secondo dati on-chain riportati.
Ad agosto, altri 500 BTC collegati alla vicenda sono stati trasferiti a Coinbase Prime. Un deposito verso un exchange, però, non dimostra da solo che i Bitcoin siano stati venduti.
Anonimato e limiti reali
L’anonimato associato alle criptovalute resta spesso sopravvalutato. Gli indirizzi blockchain non mostrano direttamente il nome del titolare, ma una catena di transazioni può essere analizzata e integrata con dati provenienti da exchange, sequestri fisici e indagini tradizionali.

