Tre uomini sono stati condannati a Londra per una truffa crypto da oltre 4 milioni di sterline. La banda si spacciava per agenti di polizia per sottrarre criptovalute a otto vittime identificate.
La truffa e la condanna
Il Southwark Crown Court ha condannato Anthony Ikenwe, Hamza Bashir e Kevin Nwamma per un totale complessivo di 28 anni e 9 mesi. I tre chiamavano le vittime fingendosi poliziotti, sostenendo che le loro criptovalute fossero a rischio.
Le vittime venivano convinte a fornire i dati dei propri account oppure a trasferire i fondi su quelli che credevano fossero conti sicuri della polizia. In realtà, secondo quanto riportato dalla Metropolitan Police, si trattava di siti web fraudolenti costruiti per apparire identici a piattaforme legittime.
Come operava la banda
Il gruppo aveva ottenuto i dati delle vittime dal dark web. Per rendere credibile il raggiro, i truffatori si spacciavano anche per dipendenti di società crypto o creavano falsi contatti di supporto tecnico.
Gli investigatori hanno ricostruito il caso incrociando transazioni blockchain, tabulati telefonici, dati degli exchange e informazioni dei provider internet. Il Detective Inspector Geoff Donoghue, del team Cryptocurrency della Met Police, ha dichiarato: «Questa è stata un’indagine complessa su un gruppo di manipolatori calcolatori che hanno sfruttato la fiducia delle vittime fingendosi agenti di polizia».
Le indagini sono partite dopo le segnalazioni delle vittime nel gennaio 2025. Gli agenti hanno poi eseguito perquisizioni coordinate in sette abitazioni tra Londra ed Essex il 20 novembre, sequestrando oltre 40 telefoni cellulari e beni di lusso.
Chi segue le truffe crypto in Italia riconosce uno schema simile a quello segnalato più volte da Consob e Banca d’Italia sui falsi funzionari o consulenti che contattano le vittime per telefono. Casi come questo confermano quanto la vigilanza sui canali di contatto non richiesti resti decisiva anche nel mercato retail italiano, dove il phishing legato alle crypto continua a colpire utenti poco esperti.
Il tenore di vita e i beni recuperati
I tre vivevano con proventi del tutto incompatibili coi redditi dichiarati, uno di loro risultava con un reddito annuo di appena 444 sterline. Gli inquirenti hanno individuato oltre 1 milione di sterline in criptovalute collegate a wallet di Ikenwe, un’auto da quasi 60.000 sterline pagata in cripto, e circa 500.000 sterline in contanti custodite in una cassetta di sicurezza a Dubai.
Gli acquisti includevano viaggi a Thailandia, Giappone, Parigi, Mykonos, Maldive e Seychelles. I beni di lusso recuperati durante le perquisizioni sono stati valutati oltre 26.000 sterline.



