L’FBI ha sequestrato oltre 560.000 dollari in criptovalute destinati ad Hamas e ha preso il controllo di domini e server usati per raccolta fondi e reclutamento. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha illustrato l’operazione il 1 settembre.
Il sequestro crypto e la rete di raccolta fondi
L’operazione, autorizzata dai tribunali, ha preso di mira un gruppo di chat cifrato che indirizzava i sostenitori verso un sito di raccolta fondi. Il canale diffondeva a rotazione indirizzi crypto destinati a ricevere donazioni per le Brigate al-Qassam, l’ala militare di Hamas.
Il Dipartimento di Giustizia ha dichiarato: “Nell’ambito degli sforzi del Dipartimento, sono state sequestrate oltre 560.000 dollari in donazioni crypto destinate ad Hamas e sono state interrotte le piattaforme e i siti di comunicazione impiegati per raccolta fondi e reclutamento”.
Gli investigatori hanno identificato, tracciato e sequestrato i fondi attraverso operazioni condotte il 25 marzo, il 25 giugno e il 10 ottobre 2025. Le tre procedure hanno portato al sequestro complessivo di circa 560.000 dollari. Per risalire alla rete, l’FBI ha utilizzato informazioni fornite da diverse fonti umane.
L’azione amplia un primo sequestro da 200.000 dollari, comunicato nel marzo 2025. Quel provvedimento aveva riguardato almeno 17 indirizzi crypto connessi a una rete che, secondo le autorità, aveva movimentato oltre 1,5 milioni di dollari dall’ottobre 2024.
Domini sequestrati e tracciamento blockchain
Il controllo dei domini AlQassam.ps e dei server collegati ha permesso agli agenti di intercettare ulteriori invii di criptovalute diretti alla rete di raccolta fondi. La natura pseudonima, non anonima, delle blockchain pubbliche consente infatti di seguire i trasferimenti tra indirizzi e incrociarli con informazioni ottenute da exchange, comunicazioni online, fonti umane e infrastrutture sequestrate.
Le autorità statunitensi hanno inoltre citato l’uso di exchange, broker over-the-counter e conti intestati a persone palestinesi residenti in Turchia e altrove. Nel luglio 2025, un’azione civile di confisca da 2 milioni di dollari aveva preso di mira asset detenuti attraverso account Tether e Binance collegati, secondo l’accusa, a Buy Cash Money and Money Transfer Company, operatore con sede a Gaza.
Sanzioni e obblighi per gli operatori
L’operazione si inserisce in un’azione internazionale più ampia contro i canali finanziari attribuiti a Hamas e alla Jihad Islamica Palestinese. Nel gennaio 2024, il Tesoro statunitense ha sanzionato reti di exchange connesse a Gaza, proprietari e associati. Regno Unito e Australia hanno adottato misure coordinate contro funzionari e facilitatori di Hamas.
Nell’ottobre 2023, FinCEN aveva indicato segnali di allarme per banche e imprese crypto: campagne di raccolta fondi, valuta virtuale, money service business e organizzazioni caritatevoli che sollecitano donazioni senza apparire impegnate in attività benefiche. Gli intermediari sono stati invitati a segnalare operazioni sospette.

