Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha dichiarato che l’UE deve mettere al lavoro i 10 trilioni di euro di risparmi delle famiglie per le imprese. Il discorso al «La Rencontre des Entrepreneurs de France 2026» del 26 agosto ha alimentato il dibattito su Bitcoin come asset indipendente.
Il discorso di von der Leyen sui risparmi europei
Von der Leyen ha affermato che il mondo è cambiato e l’Europa deve diventare più indipendente, più capace industrialmente e più disposta a dirigere il capitale verso priorità strategiche. Ha citato la fine di presupposti come accesso espansivo alla Cina, commercio globale aperto, protezione americana strategica, energia importata a basso costo e dominio tecnologico occidentale.
La presidente ha sottolineato che l’Europa deve diventare un continente che «produce, investe e protegge». Ha evidenziato che le aziende europee affrontano costi energetici crescenti, complessità regolatoria e competizione crescente dalla Cina.
Il punto centrale del discorso riguarda i 10 trilioni di euro in risparmi delle famiglie detenuti in conti bancari, con una quota significativa investita fuori dall’Europa. Von der Leyen ha dichiarato che l’Europa deve ora mettere questi risparmi al lavoro per le sue imprese.
Bitcoin come risposta alla direzione dei risparmi
Il discorso di von der Leyen ha riacceso il dibattito su Bitcoin come asset che offre un’alternativa alla direzione statale dei risparmi. Bitcoin è un asset senza emittente centrale, con offerta limitata a 21 milioni di monete e nessuna possibilità per banche centrali o governi di aumentare l’offerta o confiscare fondi detenuti in self-custody.
A differenza dei conti bancari, che rappresentano permessi revocabili dalle banche, Bitcoin in self-custody non dipende da intermediari. Le monete detenute con chiavi private proprie non possono essere congelate o sequestrate arbitrariamente da terzi.
L’Europa ha una tradizione di tassazione elevata, con quattro dei cinque paesi con le aliquote fiscali sul reddito più alte al mondo situati nell’UE. Anche le aliquote IVA più elevate si trovano in Europa, con sei paesi tra i primi dieci.


