Il CEO di Coinbase minaccia di lasciare la California per la wealth tax

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Giornalista finanziario, laureato in Economia, collabora con alcuni dei più noti siti di settore in qualità di autore e analista.
brian armstrong california

Brian Armstrong, fondatore e amministratore delegato di Coinbase, ha aperto alla possibilità di trasferirsi fuori dalla California a causa della proposta di tassa patrimoniale sui miliardari. Lo ha dichiarato il 25 agosto durante un’intervista al podcast di Katie Miller, ex direttrice della comunicazione del vicepresidente Mike Pence e, nel 2025, collaboratrice del Department of Government Efficiency (DOGE) accanto a Elon Musk.

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Alla domanda se intenda opporsi alla misura, Armstrong ha infatti risposto che il provvedimento potrebbe rivelarsi incostituzionale, definendo “profondamente antiamericano” il principio di sottrarre patrimoni ai cittadini. Ha aggiunto che pagare le imposte ordinarie è già un dovere assolto, e che pretendere un ulteriore prelievo gli sembra un segnale da “paese del terzo mondo”. Il CEO ha parlato esplicitamente di valutare “ogni opzione, compreso il trasferimento”.

Cosa prevede la proposta di tassa sui miliardari

La California, sede di colossi come Coinbase, Ripple, Kraken, Solana Labs, OpenSea e Chainlink Labs, ospita una parte consistente dei fondatori e investitori più ricchi del settore crypto. Il testo in discussione, denominato 2026 Billionaire Tax Act, imporrebbe a chi risiedeva nello stato al 1° gennaio 2026 e possiede un patrimonio miliardario un prelievo una tantum pari al 5% del proprio net worth.

Se la proposta raggiungerà il quorum per finire sulla scheda elettorale di novembre e verrà approvata dagli elettori, l’imposta scatterebbe nel 2027. Il gettito, secondo il testo, sarebbe destinato per il 90% alla sanità pubblica, con la parte restante ripartita tra istruzione e assistenza alimentare.

Armstrong ha comunque precisato che non si opporrebbe a una tassazione di questo tipo se i fondi fossero gestiti con criteri di efficienza; il problema, a suo dire, resta la natura stessa del meccanismo, che ha bollato come un sequestro patrimoniale incostituzionale.

La vicenda si inserisce in un anno in cui il settore crypto è già molto attivo sul fronte politico-fiscale: Coinbase ha versato 35,2 milioni di dollari a comitati d’azione politica (PAC) di entrambi gli schieramenti in vista delle elezioni di medio termine di novembre, mentre Ripple ha destinato risorse specificamente a contrastare la proposta californiana.

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