Parlando di “criptovaluta cinese da comprare” bisogna prima di tutto chiarire un equivoco di fondo: la Cina, dal 2021, vieta il trading di criptovalute sul proprio territorio e ha represso duramente il mining. Non esiste quindi una crypto “ufficiale” cinese nel senso di un asset sponsorizzato dallo Stato e liberamente scambiabile – quello semmai è lo yuan digitale (e-CNY), una valuta digitale di banca centrale che non è una criptovaluta decentralizzata e non si acquista come si acquista un token su un exchange, come raccontato nel nostro approfondimento sull’espansione della rete dello yuan digitale.
Quello che il pubblico chiama comunemente “criptovalute cinesi” sono in realtà progetti blockchain fondati da team cinesi, spesso con community, partnership industriali e capitali radicati in Asia, ma con sede legale e operativa oggi quasi sempre fuori dalla Cina continentale, tipicamente a Singapore, Hong Kong o in altre giurisdizioni più permissive.
Perché l’etichetta “made in China” attira interesse
L’interesse ricorrente per questi progetti nasce da un mix di fattori: la dimensione del mercato asiatico, la presenza di fondatori con un track record riconosciuto nell’ecosistema tech cinese, e il fascino (a tratti speculativo) legato all’idea che una futura apertura normativa di Pechino possa favorire chi ha radici cinesi. È una narrativa che si ripresenta a ogni ciclo di mercato, spesso amplificata da notizie di partnership con grandi aziende o operatori di telecomunicazioni.
La nostra opinione iniziale, da osservatori e non da consulenti finanziari, è che questa narrativa vada trattata con cautela: la storia recente mostra che gli annunci regolatori cinesi hanno più spesso penalizzato che favorito questi asset, e le “partnership” annunciate sui social non sempre si traducono in adozione reale o in valore duraturo per il token. Il criterio di selezione corretto non dovrebbe mai essere l’origine geografica del team, ma la solidità del progetto sottostante.
Alcuni progetti spesso associati all’ecosistema cinese
Di seguito una panoramica puramente informativa di alcuni progetti storicamente collegati a fondatori o community cinesi, utile per capire le differenze tra loro. Non è una classifica né un suggerimento di acquisto, ma una base per la tua ricerca autonoma.
| Progetto | Origine / fondatori | Ambito principale | Nodo su cui riflettere |
|---|---|---|---|
| NEO | Da Hongfei ed Erik Zhang, Shanghai (2014) | Smart contract, “Ethereum cinese” | Consenso dBFT con nodi centralmente approvati: minore decentralizzazione rispetto ad altre L1 |
| VeChain | Sunny Lu, ex CIO di Louis Vuitton China | Tracciabilità supply chain enterprise | Valore legato all’adozione B2B reale, non solo alla speculazione |
| TRON | Justin Sun, oggi con sede a Singapore | Pagamenti, stablecoin, contenuti | Sede legale fuori dalla Cina; forte presenza di stablecoin USDT sulla rete |
| Conflux | Team di ricerca accademica cinese | L1 “compliant”, partnership con operatori telco locali | Uno dei pochi progetti che ha cercato un dialogo diretto con l’ambiente regolatorio cinese |
| Ontology / Qtum | Team cinesi, spin-off da ecosistemi enterprise | Identità digitale, smart contract ibridi | Volumi e liquidità generalmente inferiori ai progetti sopra citati |
Questi sono solo esempi tra i più citati: ne esistono altri, anche molto più piccoli, ed è bene ricordare che la capitalizzazione e la notorietà di un progetto non equivalgono automaticamente a solidità o sicurezza dell’investimento.
I criteri che contano davvero (e non l’origine geografica!)
Prima di considerare qualsiasi asset, indipendentemente dalla sua origine, è utile applicare una griglia di analisi coerente. Ecco i criteri che, secondo la mia valutazione, meritano più peso della semplice etichetta “cinese”:
- Utilità reale e adozione – Il token risolve un problema concreto o vive solo di narrativa e hype ciclico? Progetti come VeChain, ad esempio, vanno valutati sull’effettiva adozione enterprise, non sugli annunci di partnership.
- Decentralizzazione e governance – Chi controlla i nodi validatori? Un numero ristretto di nodi centralmente approvati (come nel caso di alcune reti a consenso dBFT) implica rischi diversi rispetto a reti pienamente permissionless.
- Trasparenza del team e della tesoreria – Sono pubblici i wallet del team? Esistono audit indipendenti del codice e della tokenomics?
- Liquidità e profondità di mercato – Volumi bassi su pochi exchange espongono a slippage elevato e manipolazioni più facili.
- Esposizione regolatoria – Un progetto con legami storici o narrativi con la Cina resta esposto a notizie improvvise da Pechino, anche se oggi opera altrove: è un rischio di “headline risk” da considerare a parte rispetto ai fondamentali.
- Tokenomics e inflazione – Emissione, vesting dei team token, meccanismi di burn o staking incidono sul valore nel tempo più di quanto faccia il nome del progetto.
- Sicurezza tecnica – Storico di exploit, vulnerabilità note, qualità degli audit sul codice.
Per chi vuole approfondire i concetti di base prima di valutare un singolo progetto, può essere utile partire dalla nostra guida su cos’è la blockchain, per poi passare a capire più nel dettaglio meccanismi come la DeFi, spesso collegata a molti di questi ecosistemi.
Il rischio regolatorio è un fattore da non sottovalutare
Va ribadito con chiarezza: la Cina continentale vieta trading, exchange e mining di criptovalute dal 2021. Qualsiasi progetto che rivendichi legami con il mercato cinese opera quindi in una zona grigia narrativa, spesso lontana dalla realtà operativa. Chi valuta questi asset dovrebbe monitorare non solo i fondamentali di prodotto, ma anche il quadro normativo più ampio, incluse le evoluzioni regolatorie internazionali che possono influenzare l’intero comparto, come quelle raccontate nei nostri approfondimenti sulla regolamentazione crypto.
Un secondo elemento di attenzione riguarda la concentrazione del potere decisionale: molti progetti “cinesi” nascono con strutture di governance più centralizzate rispetto agli standard occidentali, un fattore che può essere un vantaggio in termini di velocità di sviluppo, ma un rischio in termini di resilienza e resistenza alla censura.
Come fare ricerca autonoma prima di qualsiasi decisione
Indipendentemente dal progetto che stai valutando, alcuni passaggi pratici aiutano a costruire un giudizio più solido:
- Verifica su quali exchange il token è effettivamente quotato e con che volumi, confrontando le opzioni disponibili tramite una guida ai migliori exchange crypto italiani.
- Valuta dove conservare eventuali asset in autonomia, informandoti sulle differenze tra i migliori wallet crypto hardware e software.
- Se sei in Italia, ricordati che qualsiasi guadagno realizzato va dichiarato correttamente: la nostra guida sulle tasse sulle criptovalute in Italia spiega gli obblighi principali.
- Segui le analisi di mercato e le notizie sugli altcoin per capire il contesto in cui un progetto si muove, senza fermarti al singolo annuncio.
Da quanto sopra dovrebbe dunque essere chiaro che non esiste una “criptovaluta cinese” nel senso stretto del termine, perché la Cina vieta oggi il trading di questi asset sul proprio territorio. Esistono invece progetti fondati da team cinesi, oggi spesso basati altrove, che vanno valutati con gli stessi criteri rigorosi che si applicherebbero a qualunque altro asset digitale: utilità, decentralizzazione, trasparenza, liquidità e rischio regolatorio. La componente geografica può essere interessante come chiave di lettura storica o culturale, ma non dovrebbe mai sostituire un’analisi fondamentale seria!


