Dopo il caso Coldcard e mentre cresce l’attenzione sulla sicurezza crypto, ZachXBT ha sostenuto che un vecchio iPhone dedicato potrebbe essere più utile di molti hardware wallet. Roman Storm ha risposto che il nodo vero resta il supporto a BIP39 passphrase.
La provocazione di ZachXBT
La discussione nasce da una posizione molto netta. ZachXBT ha scritto su Telegram che tutti gli hardware wallet sarebbero “complete garbage” e ha sconsigliato di usarli per firmare transazioni importanti o custodire fondi.
L’investigatore on-chain ha poi suggerito una soluzione alternativa: un iPhone separato, dedicato solo alle operazioni crypto. Una scelta estrema, ma chiara. Il messaggio è semplice: meno funzioni ha il dispositivo, più limitata può diventare la superficie d’attacco.
Il tono resta volutamente provocatorio. ZachXBT ha anche rivolto critiche specifiche ai prodotti Ledger e ha avvertito che la sua idea non è pensata per utenti poco esperti. Parole dure, ma il punto che solleva è reale: la sicurezza non dipende solo dall’etichetta “hardware wallet”.
Il limite indicato da Roman Storm
Roman Storm, sviluppatore legato a Tornado Cash, ha risposto in modo più sfumato. Ha definito l’idea dell’iPhone interessante, ma ha segnalato un ostacolo tecnico: la mancanza di un supporto diffuso per la BIP39 passphrase nelle app mobili.
La BIP39 passphrase è una parola o stringa aggiuntiva, opzionale, che si somma alla seed phrase standard e permette di creare un wallet nascosto. È un livello in più. Piccolo? Sì. Ma spesso i dettagli fanno la differenza.
Storm ha anche osservato che il vero rischio è spesso “qualcuno in casa tua”, non il telefono in sé. In altre parole, cambiare dispositivo non elimina i problemi di fiducia, presenza fisica o accesso non autorizzato. E qui il proverbio calza bene: la toppa serve, ma il buco va chiuso alla radice.
Hardware wallet o iPhone dedicato
Storm ha comunque ricordato che molti dispositivi specializzati, tra cui Trezor, Keystone, BitBox, Ledger e anche Coldcard, supportano BIP39 passphrase. Per questo, nel quadro attuale, li considera generalmente superiori a un iPhone usato come wallet.
Anche altri osservatori hanno evidenziato un limite strutturale dei telefoni: sono dispositivi generalisti, pieni di funzioni, notifiche, app e comportamenti da gestire. Usarli come wallet richiede disciplina tecnica e attenzione costante. Non basta spegnere il Wi-Fi per trasformarli in casseforti.
A nostro avviso, la disputa va letta anche dall’Italia con buon senso. Chi segue il mercato crypto italiano sa che la sicurezza non è mai un solo strumento, ma una catena di scelte corrette. Un hardware wallet ben usato resta forte, un telefono dedicato può essere utile in alcuni casi, ma nessuno dei due sostituisce procedure rigorose e consapevolezza operativa. Chi dorme non piglia pesci, e nella self-custody vale ancora di più.
Cosa cambia per gli utenti
Il confronto non sancisce un vincitore assoluto. Mostra piuttosto che la sicurezza della custodia dipende da contesto, competenza e abitudini dell’utente.
Per alcuni, un iPhone dedicato può ridurre il rumore operativo. Per altri, un hardware wallet con passphrase resta la scelta più solida. La parte importante è non confondere una provocazione con una regola universale. Le crypto non perdonano l’improvvisazione.



