Wintermute: il 72% dei flussi OTC ora arriva dagli istituzionali, e l’altseason si restringe

Roberto Rais autore cryptonews.it
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Roberto Rais
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Giornalista finanziario, laureato in Economia, collabora con alcuni dei più noti siti di settore in qualità di autore e analista.
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La prossima fase di trading sugli altcoin potrebbe assomigliare sempre meno a una “altseason” diffusa, fatta di rally su decine di token, e sempre più a un insieme ristretto di scommesse concentrate. È quanto emerge dal report sui flussi OTC del primo semestre 2026 pubblicato dal market maker Wintermute, secondo cui le controparti istituzionali sono diventate la fonte dominante del trading spot sul proprio desk.

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Scendendo più nel dettaglio, si scopre che gli istituzionali hanno generato il 72% del flusso spot complessivo nel primo semestre 2026, il dato più alto mai registrato da Wintermute. La quota era già salita al 61% nella seconda metà del 2025, partendo dal 59% nel primo semestre dell’anno precedente.

Una concentrazione che è anche strutturale

Secondo Wintermute, quando gli istituzionali concentrano la propria attività su un numero ristretto di token, anche la liquidità tende a seguirli, con effetti sulla profondità di mercato e sulla durata dello slancio dei prezzi durante i rialzi improvvisi. Questo penalizzerebbe soprattutto la “coda lunga” del mercato, cioè i token più piccoli e meno liquidi che di solito beneficiano della speculazione retail diffusa.

Il report evidenzia inoltre che, tra il primo semestre 2024 e quello 2026, il numero di token unici scambiati dalle controparti istituzionali è cresciuto del 24%, mentre per i clienti retail l’aumento è stato del 76%. In altre parole, gli istituzionali pesano di più ma si diversificano molto più lentamente rispetto al retail.

Un altro dato interessante riguarda il comportamento dopo un’impennata di prezzo e volumi: l’interesse istituzionale tende a esaurirsi dopo circa un giorno, mentre quello retail resta elevato per circa tre giorni. Uno scarto temporale che può influenzare le aspettative di continuità di un movimento e il profilo di rischio di chi compra dopo un rally improvviso.

Altri segnali confermano la tendenza di una altseason più competitiva

Osservazioni indipendenti vanno nella stessa direzione: il CEO di CryptoQuant, Ki Young Ju, ha dichiarato il 20 giugno che la classica rotazione dei profitti da Bitcoin verso asset più piccoli è ormai quasi scomparsa, con i volumi delle coppie altcoin/Bitcoin ai minimi dal 2021. Anche i dati sulla capitalizzazione confermano la concentrazione: i dieci maggiori altcoin non-stablecoin rappresenterebbero circa l’80,5% della capitalizzazione del mercato non-Bitcoin e non-stablecoin, mentre Kaiko ha segnalato che a luglio 2025 le prime dieci altcoin pesavano per il 63% dei volumi di scambio, in crescita rispetto al 50% di pochi mesi prima.

Il quadro complessivo suggerisce che la futura “altseason” somiglierà più a una rotazione settoriale selettiva che a un rialzo generalizzato. Lo stesso concetto era stato espresso a marzo da Andrei Grachev di DWF Labs, secondo cui troppi token competono per capitali limitati mentre gli istituzionali restano concentrati su Bitcoin, Ether e asset reali tokenizzati. Il dato da monitorare nella seconda metà del 2026 sarà se questo comportamento istituzionale, con un follow-through post-rally di circa un giorno, si confermerà anche su altri token o continuerà a restringere ulteriormente la liquidità del mercato.

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