chi è Paolo Ardoino? Nato il 22 ottobre 1984 a Cisano sul Neva, in provincia di Savona, è il CEO di Tether e CTO di Bitfinex. Da dicembre 2023 guida la società che emette USDT, la stablecoin più utilizzata al mondo, con una capitalizzazione superiore a 143 miliardi di dollari.
Un ligure all’origine di tutto
Cisano sul Neva è un piccolo comune della Liguria, nell’entroterra savonese. Da lì viene Paolo Ardoino. Si laurea in Informatica all’Università di Genova, dove resta per qualche anno come ricercatore, lavorando su progetti di crittografia avanzata e sicurezza informatica con applicazioni in ambito militare.
Nel 2011 lascia Genova. Prima uno stint in un hedge fund londinese, dove sviluppa e calibra algoritmi di trading. Poi, nel 2013, fonda a Londra Fincluster, una startup tecnologica che costruisce applicazioni cloud-based per la gestione dei fondi, operativa tra Londra, Milano e Lugano. Un profilo poco da “crypto bro”: più ingegneria finanziaria classica che speculazione.
L’ingresso in Bitfinex: 2014
Nel 2014 Ardoino entra in Bitfinex come ingegnere software. La piattaforma all’epoca è già un exchange di rilievo, ma soffre di problemi tecnici cronici legati alla scalabilità. Ardoino interviene sul motore di trading e sull’infrastruttura backend, riscrivendone parti sostanziali.
I risultati arrivano. Nel 2016 diventa Chief Technology Officer di Bitfinex. Lo stesso anno propone a Giancarlo Devasini, figura centrale del gruppo, di creare una stablecoin ancorata al dollaro per stabilizzare gli scambi interni tra criptovalute. L’idea diventa Tether (USDT).
Tether e la scalata alla leadership
Nel 2017 Ardoino assume il ruolo di CTO anche di Tether. Per sei anni supervisiona lo sviluppo tecnico della piattaforma mentre USDT cresce fino a diventare l’asset digitale più scambiato al mondo per volume giornaliero, superando spesso persino Bitcoin.
Nel dicembre 2023 arriva la promozione definitiva: Ardoino viene nominato CEO di Tether. L’azienda, con sede alle Isole Vergini Britanniche, chiude il 2024 con 13 miliardi di dollari di profitto netto, quota di mercato delle stablecoin oltre il 60% e una capitalizzazione USDT di 143 miliardi di dollari, quasi tre volte quella del principale concorrente Circle (USDC), ferma a 58 miliardi.
Holepunch e la visione tech
Ardoino non si limita a Tether. Nel 2022 co-fonda Holepunch, una piattaforma open-source pensata per sviluppare applicazioni peer-to-peer senza infrastrutture centralizzate. Un progetto che riflette la sua visione tecnica: sistemi distribuiti, privacy by design, resistenza alla censura.
È anche promotore di un’intelligenza artificiale aperta e privacy-first, tema su cui ha parlato pubblicamente nel corso del 2025. La direzione è chiara: costruire alternative decentralizzate a ogni strato dell’infrastruttura digitale.
Il patrimonio e il riconoscimento italiano
Forbes stima il patrimonio di Ardoino a 38 miliardi di dollari, posizionandolo al 4° posto tra i più ricchi d’Italia, davanti a famiglie come i Benetton e a figure come John Elkann, Leonardo Maria Del Vecchio e Piero Ferrari. Un dato che sorprende ancora molti: uno dei maggiori patrimoni privati italiani viene da un informatico savonese che lavora nel settore delle stablecoin, non dalla manifattura o dall’industria tradizionale.
Ciò che colpisce, guardando la figura di Ardoino dall’Italia, è la traiettoria. Università di Genova, ricerca, Londra, Bitfinex, Tether: un percorso costruito su competenza tecnica vera, non su marketing o visibilità social. In un paese dove la discussione pubblica sulle crypto si concentra spesso sul rischio e sulla tassazione, il caso Ardoino racconta qualcosa di diverso. Nel 2025 ha parlato della proposta del MEF sulla “bitcoin-tax” definendola «pura follia», posizione che ha trovato ampio consenso nel mercato retail italiano.
Le critiche e le indagini su Tether
Ardoino guida una delle società più controverse del settore. Tether è stata oggetto di indagini e polemiche ricorrenti sulla trasparenza delle proprie riserve, ovvero i dollari reali che dovrebbero garantire ogni USDT emesso.
Nel 2021 la Commodity Futures Trading Commission (CFTC) americana ha comminato a Tether una multa da 41 milioni di dollari per aver dichiarato falsamente di detenere riserve al 100% in contanti. L’azienda ha pagato senza ammettere responsabilità. Nel 2024, una nuova inchiesta del Dipartimento di Giustizia di Manhattan, rivelata dal Wall Street Journal, ha ipotizzato che USDT fosse stata usata per aggirare sanzioni e finanziare attività illegali. Ardoino ha respinto le accuse: «Solo speculazioni».
Le riserve di Tether, aggiornate con cadenza trimestrale, mostrano oggi una composizione prevalentemente basata su T-Bill americani, titoli di Stato a breve termine. Ma il livello di trasparenza resta inferiore agli standard di un’istituzione finanziaria regolamentata.
La strategia 2026: oro, AI e mercati emergenti
Per il 2026, Ardoino ha dichiarato pubblicamente che Tether intende destinare tra il 10% e il 15% del proprio portafoglio a oro fisico. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dai titoli di Stato americani e diversificare le riserve verso asset reali.
Sul fronte dei profitti, prevede di superare i 13,7 miliardi del 2024. Tether ha investito anche in capacità computazionale per l’intelligenza artificiale e nella tokenizzazione di asset reali, due aree che Ardoino considera centrali per la prossima fase di crescita del settore.
Nel giugno 2025, Tether ha formalmente richiesto un incontro al governo italiano. Un segnale preciso: la società vuole costruire un rapporto diretto con Roma, in un momento in cui il quadro normativo europeo MiCA ridefinisce le regole per le stablecoin nell’Unione Europea.
Profilo in sintesi
| Dato | Dettaglio |
|---|---|
| Nome | Paolo Ardoino |
| Nato | 22 ottobre 1984, Cisano sul Neva (SV) |
| Formazione | Laurea in Informatica, Università di Genova |
| Ruolo attuale | CEO di Tether, CTO di Bitfinex |
| Ingresso in Bitfinex | 2014 |
| CTO Tether | 2017 |
| CEO Tether | Dicembre 2023 |
| Co-fondatore | Holepunch (2022) |
| Capitalizzazione USDT (2025) | 143 miliardi di dollari |
| Profitto Tether 2024 | 13 miliardi di dollari |
| Patrimonio stimato | 38 miliardi di dollari (Forbes) |
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