Dogecoin attraversa uno dei periodi più difficili degli ultimi anni, con un calo del 73% su base annua. Eppure, proprio mentre l’entusiasmo attorno alla meme coin più famosa del mercato sembra essersi spento, alcuni analisti intravedono i primi segnali di un possibile cambio di rotta. Ma per quale motivo?
Con il prezzo scambiato intorno a 0,07 dollari, l’analista Ali Martinez ha evidenziato che l’indicatore settimanale TD Sequential ha generato diversi segnali di acquisto consecutivi, per quella che è una configurazione piuttosto rara che in passato ha anticipato fasi di forte rialzo. Altri osservatori del mercato hanno fatto notare come l’attenzione mediatica su DOGE sia praticamente scomparsa, per un fenomeno che secondo alcuni è storicamente il momento migliore per posizionarsi, seguendo la logica di comprare quando il sentiment è ai minimi.
A rafforzare questa lettura contribuisce anche il rapporto Market Value to Realized Value (MVRV), sceso sotto la soglia di 1. Esemplificando, significa che la maggior parte dei detentori si trova attualmente in perdita rispetto al proprio prezzo medio di acquisto, una condizione che in passato ha spesso coinciso con i minimi di ciclo, poco prima dell’ingresso dei compratori.
Non mancano poi le previsioni più ambiziose. C’è infatti chi ipotizza un possibile ritorno verso quota 0,65-1,25 dollari nei prossimi anni, mentre gli scenari più estremi parlano addirittura di un target vicino ai 3 dollari, sulla base di una figura tecnica di doppio minimo.
Attenzione agli scenari ribassisti!
Non tutti gli indicatori ci dicono però la stessa storia, con il medesimo entusiasmo. L’RSI di Dogecoin ha per esempio superato quota 70, entrando in territorio di ipercomprato, che spesso precede correzioni di prezzo piuttosto che ulteriori rialzi.
Pesa inoltre l’assenza di un vero interesse istituzionale. Gli ETF spot su DOGE non sono riusciti ad attrarre fondi pensione, hedge fund o altri investitori istituzionali di peso: dal loro lancio, i flussi netti cumulati si fermano a poco meno di 12 milioni di dollari, una cifra modesta se paragonata a quanto raccolto da prodotti simili legati ad altre criptovalute.
Insomma, il quadro resta quindi contraddittorio: da un lato indicatori tecnici e comportamentali che suggeriscono un possibile punto di svolta, dall’altro segnali di ipercomprato e una scarsa fiducia istituzionale che invitano alla cautela. Come spesso accade nel mercato delle criptovalute, la parola definitiva spetterà solo al tempo e, come sempre, agli investitori conviene fare le proprie verifiche prima di prendere decisioni.



