Bitcoin ha ceduto solo l’1,6% durante la sessione di lunedì 20 aprile, fermandosi a $74.335, mentre l’escalation militare tra Stati Uniti e Iran ha spinto il greggio WTI quasi al +7% e i futures azionari americani in territorio negativo.
Lo strappo nel weekend: la TOUSKA e lo Stretto di Hormuz
La miccia si è accesa sabato. La Marina statunitense ha intercettato la nave iraniana TOUSKA nello Stretto di Hormuz. Il presidente Donald Trump ha confermato l’operazione via Truth Social, annunciando che i Marines avevano preso il controllo dell’imbarcazione e formulando avvertimenti espliciti su possibili attacchi alle infrastrutture iraniane — reti elettriche e trasporti — qualora i negoziati non avanzassero.
Teheran ha risposto riattivando le restrizioni al traffico marittimo attraverso lo Stretto, il corridoio che movimenta circa un quinto delle spedizioni petrolifere mondiali. La mossa ha ribaltato di 180 gradi il sentiment dei mercati: solo venerdì l’Iran aveva dichiarato lo Stretto «completamente aperto», innescando un rally che aveva portato l’S&P 500 a un nuovo massimo storico. Quel guadagno è stato interamente cancellato nel giro di ore.
I numeri della seduta di lunedì
Il petrolio ha registrato il movimento più brusco. Il Brent ha guadagnato il 5,7%, attestandosi a $95,50 al barile. Il WTI ha accelerato del 6,9%, avvicinandosi a $90 al barile. I futures sul gas naturale europeo hanno toccato un picco intraday di +11%, un dato che descrive bene l’ampiezza dello shock sull’offerta percepita.
I mercati azionari hanno risentito dell’ondata di vendite. I futures sul Dow Jones hanno ceduto circa lo 0,7%; quelli su S&P 500 e Nasdaq 100 hanno archiviato entrambi un calo intorno allo 0,6%. I futures sull’azionario europeo anticipavano un’apertura negativa dell’1,2%.

L’oro ha fatto eccezione al rialzo del comparto sicuro: il metallo prezioso ha perso lo 0,8%, scendendo a $4.790 per oncia. Il dollaro ha invece guadagnato terreno, attratto dai flussi di capitali difensivi. Il rendimento del Treasury decennale stazionava intorno al 4,27%, sotto osservazione per i possibili effetti sulla correlazione con gli asset rischiosi.
Nel comparto crypto, Ether ha ceduto il 2,6% a $2.272. Solana ha lasciato sul campo l’1,5%, scendendo a $84. BNB ha chiuso la sessione invariato a $618. Tra le prime dieci criptovalute per capitalizzazione, nessuna ha registrato perdite superiori al 3%.
Bitcoin: quattro shock geopolitici, volatilità calante
La statistica più significativa della giornata non riguarda il petrolio, ma Bitcoin. Lunedì è stato il quarto episodio di escalation Iran-correlata dall’inizio delle ostilità nell’area, e in ciascuna occasione il drawdown sull’asset digitale è risultato inferiore al precedente.
La spiegazione prevalente tra gli osservatori di mercato è duplice: da un lato, i detentori più sensibili ai rischi geopolitici avrebbero già liquidato le posizioni nei cicli precedenti, riducendo la pressione di vendita potenziale. Dall’altro, la maturazione dei prodotti ETF spot su Bitcoin — che ha consolidato una base istituzionale stabile — fornirebbe un supporto strutturale ai prezzi nelle fasi di stress.
Bitcoin manteneva livelli intorno a $74.000 all’apertura delle contrattazioni europee di lunedì mattina, con un guadagno settimanale del 4,8% che resisteva nonostante la turbolenza.
Chi segue il mercato italiano sa che ogni volta che il petrolio supera quota $90 al barile, il tema energia si riaffaccia prepotentemente nelle discussioni retail sulle crypto. Le piattaforme registrano tipicamente un incremento delle ricerche su Bitcoin come «riserva di valore» nelle fasi di shock energetico. La domanda che ci poniamo è se questo schema — petrolio su, interesse per BTC in crescita — stia diventando strutturale anche per il risparmiatore italiano, o se rimanga un riflesso estemporaneo. Il dato di questa settimana, con Bitcoin che regge meglio dell’S&P 500, potrebbe alimentare quella narrativa più di qualsiasi campagna di marketing.
Con lo Stretto di Hormuz nuovamente sotto restrizioni, i mercati attendono sviluppi diplomatici. Sul fronte corporate, Tesla, Intel e United Airlines pubblicheranno i risultati trimestrali nei prossimi giorni, aggiungendo ulteriori variabili all’equazione rischio/rendimento per gli asset digitali.
I mercati monitorano l’evoluzione dei negoziati USA-Iran dopo i segnali di riapertura del 19 aprile. Il supporto tecnico di Bitcoin a $70.000 resta il livello da osservare: una tenuta stabile in quella fascia segnalerebbe assorbimento del rischio geopolitico. Le prossime sessioni determineranno se gli afflussi sugli ETF sono sufficienti a sostenere la spinta verso la resistenza a $75.000-$80.000.
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