Le capitalizzazioni di mercato sono tornate a salire, gli ETF sono operativi e ogni mese nascono nuove blockchain di livello 1 e 2. Eppure, secondo Jeff Yan, co-fondatore di Hyperliquid, il problema più serio che il settore crypto deve affrontare oggi non riguarda né la regolamentazione né la scalabilità tecnica, bensì qualcosa di più grave, ovvero la mancanza di talenti imprenditoriali di alto livello capaci di reinventare davvero l’infrastruttura finanziaria.
Insomma, senza mezzi termini Yan ci dice che parte del problema è culturale. Il boom dell’intelligenza artificiale ha esercitato una forte attrazione sui migliori laureati, molti dei quali non hanno però ancora le idee chiare su dove le proprie competenze potrebbero avere maggiore impatto. Il risultato è un imbuto che convoglia i talenti migliori verso le big tech, i fondi quantitativi e i laboratori di AI, lasciando la finanza on-chain a competere per le stesse menti con armi spuntate.
Rispetto al ciclo precedente, quando ICO e NFT attiravano imprenditori generalisti, oggi il settore avrebbe bisogno di un profilo molto più raro: persone che conoscano sia i meccanismi della finanza tradizionale sia i vincoli progettuali delle reti decentralizzate. Senza questa figura ibrida, il divario tra ciò che le blockchain potrebbero teoricamente fare e ciò che viene realmente costruito continua ad allargarsi.
Cosa bisogna fare adesso
Yan descrive il lavoro necessario come una vera e propria impresa, quella di ricostruire l’ingegneria finanziaria partendo dai principi primi, rendendo utilizzabili su larga scala concetti finora rimasti accademici (meccanismi di clearing, cross-margining, modelli di liquidità e garanzie di regolamento). Operazioni istituzionali recenti dimostrerebbero che la migrazione on-chain della finanza tradizionale non è più solo teoria, ma un processo già in corso, che richiede esattamente questo tipo di competenze.
I dati sull’attività degli sviluppatori restituiscono altresì un quadro misto. Ethereum, BNB Chain e Polygon restano gli ecosistemi più popolati, seguiti da vicino da Solana e Cosmos. Si tratta però per lo più di lavoro incrementale su infrastrutture già esistenti, ben diverso dalla progettazione di nuove strutture di mercato da zero.
Anche il clima regolatorio gioca un ruolo scoraggiante, conclude. Quando le battaglie politiche più visibili riguardano tentativi di affossare leggi favorevoli al settore, il segnale che arriva ai talenti tecnicamente più qualificati (che hanno alternative di carriera) non è certo incoraggiante. Per Yan, la risorsa più preziosa e scarsa nel crypto oggi non è il capitale, ma i fondatori capaci di pensare da zero.
Voi che ne pensate?



