BlackRock ha intermediato oltre 5 miliardi di dollari in conversioni dirette di Bitcoin in quote del suo fondo IBIT, dopo aver abbassato a luglio la soglia minima per queste operazioni “in-kind” da 25 milioni a soli 1 milione di dollari. Il meccanismo consente a chi detiene Bitcoin di mantenere l’esposizione all’asset trasferendo però la custodia dentro una struttura ETF regolamentata, un’opzione che guadagna appeal proprio per i timori legati alla sicurezza dell’autocustodia.
Secondo un report di Bloomberg, il volume totale di queste conversioni verso iShares Bitcoin Trust ha superato i 5 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 3 miliardi registrati a ottobre scorso quando il fenomeno era stato segnalato per la prima volta. Robbie Mitchnick, responsabile digital assets di BlackRock, ha spiegato che il processo può richiedere più di una settimana e che le richieste arrivano ormai sia da clienti statunitensi che internazionali.
Mitchnick ha inoltre collegato la crescita a episodi di insicurezza come rapimenti, richieste di riscatto e fallimenti di custodia, che spingerebbero gli investitori a convertire parte o tutte le proprie posizioni. Va inoltre considerato che scambiare Bitcoin con quote ETF, anziché venderlo, permette in molti casi di evitare l’immediata tassazione sulle plusvalenze.
Il trend si allarga oltre BlackRock, ma resta un collo di bottiglia
Anche altri emittenti stanno seguendo la stessa strada. Bitwise ha ridotto la soglia minima da 100 milioni di dollari al lancio fino a 3 milioni attuali, con il chief investment officer Matt Hougan che descrive il processo ormai come un “nastro trasportatore”. In Morgan Stanley le conversioni in-kind rappresentano tra il 5% e il 7% del fondo MSBT, pari a circa 560 milioni di dollari, mentre 21Shares ha registrato una media di 5 milioni di dollari a transazione negli ultimi tre mesi. Il meccanismo si è esteso anche a Ethereum e Solana: da Grayscale le operazioni in-kind pesano ormai per il 62% delle creazioni lorde in Bitcoin e il 63% in Ethereum, contro rispettivamente il 28% e il 57% di marzo.
Resta però un ostacolo strutturale: ogni operazione deve infatti comunque passare attraverso un authorized participant o un market maker disposto a prendere in custodia la cripto, un passaggio che aggiunge costi e spiega perché il servizio sia partito riservato ai detentori più grandi. Gli emittenti si aspettano comunque che le soglie continuino a scendere man mano che più intermediari sviluppano questa capacità operativa.
Il tutto avviene mentre Bitcoin è tornato sopra gli 81.000 dollari per la prima volta da maggio, con gli ETF spot che hanno raccolto oltre 2,5 miliardi di dollari dal 17 agosto, portando il totale mensile sopra i 3 miliardi: il miglior mese per gli afflussi da ottobre 2025.
Per approfondire l’andamento dei prezzi in tempo reale di Bitcoin ed Ethereum si può consultare la pagina mercati crypto live del nostro sito e seguire il nostro esclusivo tracking dei movimenti delle balene. Per il quadro fiscale italiano sulle plusvalenze cripto è utile la guida alle tasse sulle criptovalute 2026.


