Thailandia, cosa cambia con la Travel Rule sulle criptovalute

Roberto Rais autore cryptonews.it
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Roberto Rais
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Giornalista finanziario, laureato in Economia, collabora con alcuni dei più noti siti di settore in qualità di autore e analista.
travel rule thailandia

La Securities and Exchange Commission thailandese ha approvato una versione locale della cosiddetta Travel Rule, lo standard antiriciclaggio nato nella finanza tradizionale ed esteso ormai a molte giurisdizioni del mondo crypto. La regola entrerà in vigore il 27 febbraio 2027 e imporrà agli operatori di asset digitali attivi in Thailandia obblighi molto più stringenti su verifica dell’identità e conservazione dei dati di trasferimento.

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Il principio alla base della Travel Rule è semplice: quando un istituto finanziario muove fondi per conto di un cliente, deve accompagnare quel trasferimento con informazioni identificative su mittente e destinatario. Applicata alle criptovalute, la norma impedisce che i trasferimenti restino completamente anonimi, obbligando gli exchange thailandesi ad allegare dati su chi invia e chi riceve.

Wallet auto-custoditi sotto la lente

L’elemento più delicato della nuova disciplina riguarda i cosiddetti wallet self-hosted, cioè i portafogli che gli utenti gestiscono autonomamente senza appoggiarsi a un exchange. Gli operatori dovranno infatti verificare la proprietà o il controllo effettivo di questi wallet ogni volta che un trasferimento li coinvolge, con un passaggio che introduce un ulteriore livello di frizione per chi utilizza piattaforme thailandesi.

In particolare, una nota di uno ftudio legale specializzato precisa inoltre che i trasferimenti pari o superiori a 30.000 baht dovranno essere accompagnati da dati identificativi aggiuntivi, tracciando così una soglia pratica tra operazioni ordinarie e trasferimenti soggetti a controlli rafforzati.

Cinque anni di archivio e implicazioni sulla privacy

Oltre alla verifica dei wallet, gli operatori dovranno conservare per almeno cinque anni tutte le informazioni relative ai trasferimenti, mantenendole in un formato immediatamente consultabile dalle autorità di vigilanza. Si tratta dell’obbligo operativo più oneroso della nuova cornice normativa, che costringerà le piattaforme a investire in sistemi di archiviazione adeguati.

Una conservazione così prolungata, tuttavia, concentra una grande quantità di dati sensibili sugli utenti, sollevando interrogativi legittimi da parte di chi opera nel settore con l’attenzione rivolta alla riservatezza delle proprie transazioni.

Un tassello nella strategia di vigilanza thailandese

La SEC ha sviluppato il nuovo impianto insieme all’Anti-Money Laundering Office del paese, presentandolo come un allineamento agli standard del GAFI, l’organismo internazionale di riferimento per il contrasto al riciclaggio che ha spinto numerose giurisdizioni ad adottare regimi simili.

La misura si inserisce in un percorso più ampio di rafforzamento della vigilanza sul settore digitale thailandese, che include anche una revisione della legge sui mercati finanziari e l’ampliamento dell’accesso regolamentato ai derivati crypto esteri. Per gli operatori regionali, la vera sfida ora è arrivare pronti all’appuntamento di febbraio 2027.

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