Il Senate Banking Committee ha approvato il 14 maggio 2026 il Digital Asset Market Clarity Act con voto bipartisan 15-9. Due democratici hanno votato a favore, ma analisti e senatori avvertono: la strada verso la firma presidenziale è ancora lunga.
Il voto del 14 maggio
Il Senate Banking Committee ha dato il via libera al Digital Asset Market Clarity Act, noto come Clarity Act, con un voto di 15 a 9 il 14 maggio 2026. Il presidente del comitato, il senatore repubblicano Tim Scott della South Carolina, ha guidato la sessione dopo che erano stati depositati oltre 130 emendamenti.
Il risultato bipartisan è arrivato grazie al voto favorevole di due senatrice democratiche: Ruben Gallego dell’Arizona e Angela Alsobrooks del Maryland. Tutti i repubblicani del comitato hanno votato a favore. Il senatore Mark Warner, pur avendo citato progressi bipartisan durante la discussione, ha votato contro nel voto finale, un segnale che le questioni aperte non erano affatto risolte.
Cosa prevede il Clarity Act
Il testo stabilisce per la prima volta per via legislativa come ripartire la supervisione degli asset digitali tra SEC e CFTC. La maggior parte dei token verrebbe classificata come «digital commodities» sotto la vigilanza della CFTC, incluso Bitcoin. I token che funzionano come titoli finanziari o contratti d’investimento restano invece di competenza della SEC. La legge creerebbe inoltre un quadro nazionale per exchange crypto, broker, applicazioni DeFi e emittenti di stablecoin.
Il testo aggiornato, rilasciato il 12 maggio, include disposizioni su custodia degli asset e protezione dei consumatori. Il punto più controverso rimane lo yield degli stablecoin: i senatori Thom Tillis e Angela Alsobrooks avevano raggiunto un accordo in proposito, ma le associazioni bancarie, inclusa l’American Bankers Association, hanno inviato oltre 8.000 lettere agli uffici senatoriali per contestare il compromesso raggiunto.
La nota per i lettori italiani, è che il mercato europeo opera già con un quadro normativo definito. MiCA è in vigore dal 2024 e gli operatori italiani registrati all’OAM, incluse piattaforme come cex note, si muovono su basi regolamentate. Se il Clarity Act superasse il voto in aula e arrivasse al presidente Donald Trump prima della pausa estiva di agosto 2026, la pressione competitiva sulle giurisdizioni europee potrebbe aumentare in modo concreto, specialmente sul fronte della classificazione dei token e del trattamento fiscale delle stablecoin.
Gli ostacoli che restano
Il passaggio in commissione è un passo necessario, non sufficiente. Lo stesso senatore Ruben Gallego ha dichiarato durante la seduta: «Il mio voto di oggi serve a continuare questo percorso. Ma voglio essere chiaro: il mio voto qui non garantisce un voto in aula». Parole che fotografano con precisione lo stato reale della trattativa.
Tre nodi restano aperti. Primo: il testo del Senate Banking Committee dovrà essere fuso con la versione del Senate Agriculture Committee, che ha già completato il proprio markup sulla giurisdizione CFTC sui digital commodity. Secondo: la versione unificata dovrà ottenere 60 voti al Senato per avanzare in aula, una soglia alta in un contesto polarizzato. Terzo: se la versione del Senato dovesse differire dalla legge approvata dalla Camera il 17 luglio 2025 con voto 294-134, sarà necessaria una fase di riconciliazione prima di arrivare alla firma presidenziale.
TD Cowen ha commentato che il Clarity Act «affronta ostacoli significativi anche dopo aver superato il comitato», sottolineando che i senatori dovranno ancora scegliere tra le posizioni delle aziende crypto e quelle delle banche sullo yield degli stablecoin. La piattaforma di prediction market Polymarket assegnava al disegno di legge una probabilità del 60% di approvazione entro il 2026 alla vigilia del voto. Un dato che racconta l’ottimismo cauto del settore.
Sul fronte etico, i democratici restano concentrati sulle misure che limitano la possibilità per i funzionari eletti di trarre profitto da asset digitali. La questione riguarda direttamente le attività crypto della famiglia Trump, e nessun accordo è stato raggiunto su questo punto prima del voto.
Il Clarity Act dovrà essere fuso con il testo del Senate Agriculture Committee prima del voto in aula, atteso tra giugno e luglio 2026 prima della pausa di agosto. La Camera aveva approvato la sua versione il 17 luglio 2025 con voto 294-134. In caso di testi divergenti, sarà necessaria la riconciliazione prima della firma presidenziale.
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