Il caso Coldcard Mk3, collegato a movimenti di circa 594 Bitcoin per quasi 38 milioni di dollari, riporta al centro la sicurezza dell’autocustodia e il confronto con strumenti finanziari custoditi da intermediari.
Il caso Coldcard e i Bitcoin trasferiti
Coinkite ha diffuso un avviso rivolto ai possessori di Coldcard Mk3 che hanno creato seed con firmware compresi tra le versioni 4.0.1 e 5.0.3. L’azienda sta esaminando un possibile problema legato alla casualità nella generazione dei seed, senza aver però stabilito una causa definitiva.
L’allerta è arrivata dopo il trasferimento coordinato di circa 594 BTC, per un valore vicino a 38 milioni di dollari, da circa 500 indirizzi a firma singola. Le transazioni sono avvenute nell’arco di circa 25 minuti e hanno riguardato wallet rimasti inattivi per anni.
Il CEO di Coinkite, Rodolfo Novak, ha dichiarato: «Siamo tutti al lavoro per analizzare a fondo ogni aspetto; a breve pubblicheremo un post tecnico». La società ha aggiunto che, nelle verifiche preliminari, i modelli Mk4, Q e Mk5 non sembrano interessati.
Autocustodia: vantaggi e responsabilità
L’autocustodia consente al titolare di controllare direttamente le chiavi private dei propri Bitcoin. Tale controllo elimina la necessità di affidare gli asset a un exchange o a un custode terzo, ma richiede attenzione alla generazione, al backup e alla protezione del seed.
Nel caso Coldcard, la questione non riguarda soltanto il dispositivo fisico. Il focus ricade sull’origine del seed, cioè sulla sequenza che permette di ricostruire l’accesso al wallet. Un seed vulnerabile può vanificare le altre misure di sicurezza. Il punto è tutto qui.
Coinkite ha indicato due possibili misure provvisorie per gli utenti che possiedono solo un Mk3: una passphrase BIP-39 forte e unica oppure la creazione del seed con la funzione dice-roll. Per i wallet senza passphrase, la società invita a considerare una migrazione verso un nuovo seed e a verificare ogni passaggio sul display del device.
A nostro avviso, guardando la vicenda dall’Italia, l’episodio non sminuisce il valore dell’autocustodia, ma chiarisce il livello di responsabilità che comporta. Il regolamento MiCA disciplina emittenti e prestatori di servizi su cripto-attività nell’Unione europea, mentre il controllo diretto delle chiavi resta una scelta individuale. Chi è nel settore sa che un hardware wallet non sostituisce la prudenza.
ETF Bitcoin e custodia affidata a terzi
L’episodio può riportare attenzione anche sugli ETF Bitcoin, nei quali l’investitore non conserva direttamente le chiavi private. Il veicolo finanziario affida la custodia degli asset a soggetti incaricati, mentre l’acquirente ottiene esposizione al prezzo tramite quote negoziabili.
Le due opzioni rispondono a esigenze differenti. L’autocustodia privilegia il possesso diretto e richiede competenze operative; un ETF semplifica l’esposizione finanziaria ma non consegna Bitcoin gestibili nel proprio wallet. Nessuna scorciatoia.



